Quando Varrone suggeriva di adoperare ne’ luoghi e ne’ lavori malsani lavoratori liberi piuttosto che servi[578], veniva a riconoscere tutti i danni e gli svantaggi della mortalità degli schiavi.

Quando lo stesso Catone consigliava di vendere lo schiavo divenuto vecchio ed inutile[579], segnalava, anche senza volerlo, gli svantaggi di uno strumento di lavoro che funzionava a pro’ del padrone, ma si esauriva anche a suo danno.

Possedere schiavi voleva dire avere impiegato nel loro acquisto un capitale, che altro ne esigeva per mantenersi, e correre quindi tutti i rischi della perdita, del rinvilio, dell’improduttività e dell’inerzia che, per tempo più o meno lungo, lo rendesse infruttifero.

Le condizioni sanitarie specialmente de’ grandi centri di popolazione nell’antichità erano peggiori che non ne’ tempi nostri[580]. La durata media della vita era, per quanto si può calcolare da dati di valore approssimativo, un po’ inferiore, anche per i liberi a quella de’ giorni nostri[581]. Oltre alle malattie ordinarie, derivanti da uno stato malsano, si succedevano a non lungo intervallo epidemie pestilenziali e contagiose, che facevano strage. Se ne trova menzione nella tradizione del tempo più antico[582], e, a misura che si procede più innanzi e le notizie si fanno più distinte, si trova traccia di epidemie come quelle degli anni 23 e 22 a. C. che desolarono l’Italia, di quella dell’anno 65 d. C., in cui i libri della Dea Libitina registrarono trentamila morti soltanto de’ più agiati; e più gravi furono quella del 79 d. C., quando la mortalità giornaliera toccò la cifra di diecimila, e quella che, cominciata nel 162 a Babilonia, si propagò a tutto l’impero, durando sino al 180 e riproducendosi nel 187-9 sotto Commodo[583].

È facile immaginare come e in qual numero dovessero soccombere gli schiavi in queste epidemie, e come la loro mortalità, d’ordinario così notevole, dovesse essere grande, specialmente, per quelli importati dall’Oriente ed obbligati a vivere in condizioni di clima e spesso anche di stato sociale diverse da quelle cui prima erano avvezzi.

A ciò si aggiungevano le carestie, non infrequenti[584] date le difficoltà di comunicazioni e di approvvigionamento, a cui si cercò di riparare a Roma con un ordinamento sempre più largo dell’annona; ma i suoi benefici erano limitati a Roma e a’ cittadini, nè si estendevano a’ servi. La cosa aveva tale valore pratico che Cicerone, nel libro su’ doveri[585], si proponeva il quesito, se in caso di carestia potesse un uomo onesto trascurare di alimentare i suoi schiavi; e, benchè Cicerone risolvesse la questione da un punto di vista morale, non si può non tener conto di tutti gl’imbarazzi, che creava il possesso di servi nel caso di carestia, e che, alla men peggio, andavano a finire in una vendita di essi al ribasso o in una manumissione, o, in ogni caso, si risolvevano, come suole avvenire in tutte le carestie, in un deperimento lento de’ malnutriti e in una abbreviazione della loro esistenza.

I delitti degli schiavi, poi, che nella classe servile dovevano essere più frequenti per lo stesso loro stato di depressione e per la progressiva degenerazione indotta dalla loro condizione, esponevano il padrone, tenuto conto delle penalità più severe comminate a’ servi e della responsabilità civile del padrone, alla perdita dello schiavo e a tutti i danni che importava la riparazione del fatto suo criminoso o colposo[586].

La norma introdotta di tenere responsabili tutti i servi di un delitto commesso nella casa e di cui non si rintracciasse il preciso autore, si doveva convertire in un vero disastro per il padrone[587].

La tortura, cui erano sottoposti gli schiavi chiamati a deporre in giudizio, le fughe non rare, nè sempre impedite, le mutilazioni e le debilitazioni, cui i servi andavano soggetti nell’esercizio del loro mestiere, e tanto forse più frequenti quanto più esorbitanti erano i lavori imposti e minori le cure e le precauzioni; tutte queste cose rappresentavano tanti altri danni e rischi per il padrone. Le misure dirette ad evitare alcuni di questi danni o a sminuirne il rischio, anche riuscendo, importavano sempre una maggiore spesa.

Oltre poi a tutti questi che potevano considerarsi come casi straordinari, o potevano essere cosa di più lontano e lento effetto, come la mortalità; molti altri inconvenienti sovvenivano, più vicini e continui.