Quindi i Troiani a rivelar stringessi

I riposti tesori ed in due parti

Dividendoli tutti.....

È un lampo, che tosto si dilegua. Ma quale lampo rivelatore per la società stessa in cui sorgeva il poema![17].

E questi stessi guerrieri, in guerra così selvaggiamente feroci, hanno come la nostalgia del loro tetto natio, delle loro gioie familiari. Non ingaggiano mai la pugna senza che abbiano abbracciato la famiglia presente, o rivolto il pensiero più affettuoso alla casa lontana[18]. È questo stesso pensiero che delle volte, per reazione e per attaccamento alla vita, li rende più spietati. E piangono anche talvolta, il pianto del forte, quello che si versa per i dolori degli altri!

L’ira turbinosa di Achille, che pure, nel suo rovescio, è affetto di Patroclo, si piega al dolore di Priamo, e le lagrime del padre dell’ucciso si confondono insieme con quelle dell’uccisore del figlio[19].

Pure inevitabile e usuale, com’è la guerra in periodi, quali questi, di scarsa produzione, quando, imposta dalla difesa, facilmente trascorre all’offesa; nondimeno l’Iliade stessa ce la presenta come un male rovinoso che si abbatte per triste decreto del fato sugli uomini. Nella sua rappresentazione simbolica essa appare, quasi come più tardi nel grande quadro di Rubens, scortata e corteggiata dallo spavento e dalla fuga, guidata dalla contesa che va compiendo la triste e dolorosa opera sua[20]. Quegli stessi spettacoli di zuffe sanguinose, quasi riflettute in uno specchio del disinganno, si risolvono in un quadro di desolazione e di tristezza, onde pare che si svolga una voce ch’è di pietà e di accusa.

Qual di ricco padron nel campo vanno

I mietitori con opposte fronti,

Falciando l’orzo ed il frumento; in lunga