Pare che fosse in uso in certe università di dare più concorrenti ad un medesimo insegnante. Il giureconsulto Filippo Decio scriveva al notaro dello Studio di Pisa, lamentandosi di ciò con parole assai risentite.

«Quando io fui costì mi dolsi con voi et cum alcuni degli officiali, che io mi fussi dato due concorrenti a questa lectione che non era consueto e cussì scrissi: haria caro sapere se all'officio pervennero le mie lettere. Di poi viddi il rotolo dove haveva un solo concorrente. Io existimai che fussi stato per compiacere a me, quanto per il concorso di molti competitori che se impediverunt per concursum. Hora pure me è dicto che harò un terzo concorrente del che io non ne faria più motto agli officiali: bene haria caro d'essere da voi certificato. Io non faccio caso di due o tre concorrenti della qualità di quelli cui potete dare a Pisa; e manco haria cum dui, che cum uno perchè, harebano a giostrare fra loro, e a me non mancherebano scholari, perchè sono tutti provecti et ho la più fiorita schola, che mai sia stata a Pisa di ragione Canonica. E novizi s'arebbano a dividere cum il terzo concurrente, sicchè meglio staria cum dui, che con uno, ma non ne faccio caso, e solo vorrei che non tutte le some si scaricassero sopra di me. Valete. Pisis, 22 novembris 1493[383]

In un'altra sua lettera del 1495 lo stesso Decio dice: «che ingiusto sarebbe che avendo lecto tutte le lectioni ordinarie in civile e in canonico, mattina e sera, e che avendo avuto la concurrentia de tutti e dottori de qualche merito e che essendo stato come un paragono dello Studio, non avesse maggior salario, e che questo per il tempo che ha lecto e delle prove che ha facte dovrebbe essere almeno di fiorini M.»

Nel 1479 il Senato veneto ordinò che due dottori di Padova non potessero essere concorrenti in una stessa scuola ordinaria. Nel 1588 questo decreto fu esteso anche alle scuole straordinarie[384].

Ai dottori di fama incontestata e di grave età non si solevano dare i concorrenti per liberarli dalle soverchie fatiche e dalle cure assidue che richiedeva lo insegnare in confronto degli emuli[385]. Ma nel concedere questo privilegio si aveva riguardo di non recar danno all'incremento degli studii; perciò se ne incontrano ben pochi esempi.

In Padova si trova fatto cenno di un dottore al quale fu concesso d'insegnare senza antagonista per indulgenza del principe (principis indulgentia)[386].

Racconta il Facciolati che un dottore degli artisti in Padova fu liberato dall'obbligo di avere un concorrente perchè riconosciuto superiore per merito scientifico a tutti gli altri che insegnavano in quello Studio. Ma dopo cinque anni gli scolari protestarono dicendo che un dottore senza antagonista si abbandonava facilmente alla pigrizia, e fu costretto ad accettare nuovamente un concorrente nell'insegnamento.

Questo spirito di emulazione fra i dottori del medio evo era tanto profondo che le gare non si limitavano soltanto alle giornaliere lezioni, ma erano destinati eziandio certi pubblici esperimenti nei quali gl'insegnanti dovevano disputare in confronto dei loro antagonisti, ovvero ripetere a profitto degli scolari le materie già trattate e svolgerle con maggiore ampiezza. Questi esperimenti erano comuni a tutte le università e gli statuti ne fanno menzione.

Tutti i dottori erano obbligati a prender parte a queste dispute scolastiche, e chi riusciva in esse vittorioso acquistava fama di dotto e poteva aspirare dopo questo tirocinio alle cattedre di maggiore importanza. E tanto è vero che il prendere parte a questi pubblici esperimenti era occasione di rinomanza per i dotti, che si trovano ricordati negli statuti e nelle memorie universitarie, molti che accettavano d'insegnare col patto di avere un concorrente col quale potessero disputare. Altri ancora lasciavano una scuola per un'altra, dove potevano stare a fronte ad un valente antagonista.

Alle dispute più solenni che dovevano durare almeno tre ore, erano riserbati i giorni di vacanza. Il dottore che si era più distinto, superando i suoi competitori, soleva venire accompagnato a casa con gran pompa da tutto il corpo scolastico, insieme al rettore e colle insegne delle università.