Erano talvolta gli scolari che di proprio arbitrio estendevano il termine delle vacanze. Vi sono singolari esempi di astuzie da loro adoprate per ottenere il desiderato intento. In Pisa era costume di togliere i libri ai dottori perchè non leggessero[379].
Il giureconsulto Giasone, giunto di poco allo studio di Pisa, avendo trovato mancanti i suoi libri e saputo che gli erano stati tolti dagli scolari vivamente se ne dolse, ma avendo poi conosciuto che tale era l'uso, e che non avevano voluto fare una offesa a lui personale, ma una semplice piacevolezza, scrisse agli ufficiali dello studio per scusare gli scolari da lui incolpati.
La lettera dice così:
«Magnifici Viri etc. Essendomi pervenuto a notitia come a V. S. era stato riferito, che per quella piacevolezza fecero a' giorni passati questi nostri scolari, desiderando le vacationi prout moris est, io mi era adeo turbato che proruppi in hujusmodi verba di volere incassare miei libri et partirmi dal vostro Studio: il che M. Domini mei, m'è dispiaciuto per più respecti et maxime perchè quelle forse me haranno notato di qualche instabilità, ac etiam perchè m'è parso V. S. habino facto alcune dimostrationi forse ob id verso de predecti scolari, quo cessante non harebben facto. Però ho voluto significare a quelle quod a me similia verba numquam fuerunt prolata, maxime non me ne essendo suta data cagione, che in verità gli scolari predecti non si sono se non con piacevoli modi ingegnati secundum consuetudinem ut audio, in hoc vestro Studio.... Bene valete Pisis Die XII Feb. 1480[380].»
A questi abusi degli scolari tento di riparare nel 1533 Alfonso d'Este per l'università di Ferrara emanando un severo editto nel quale oltre ad ammonire gli scolari — «discoli così terreri come forastieri quali hanno poco animo e intentione di voler studiare e imparar virtù di non disturbare le lezioni comanda ancora di non far ne operar per modo alcuno directo o indirecto che le vacazione del Carnevale ne altre vacazione, se habbino a far inanzi el tempo ordinato per gli Statuti del Studio questa Inclita Città.... sotto pena de la disgratia de la Excellentia Sua ed altre pene ad arbitrio di Sua Excellentia....[381]»
Anche in Pisa il Granduca Francesco III richiamava l'attenzione del Curatore dello Studio sull'abuso delle vacanze arbitrarie dicendo di volere che «si osservi ad unguem lo Statuto e che per il meno venghin letto 100 lezioni.»
La libertà d'insegnamento non avrebbe molto giovato ai progressi della cultura se non avesse trovato un potente stimolo al suo incremento nella concorrenza.
Gli antagonisti o concorrenti per espressa disposizione degli statuti erano aggiunti ai dottori stipendiati coll'obbligo di insegnare gareggiando con loro nella scienza che professavano.
La concorrenza serviva agli uni e agli altri di reciproco stimolo, e mentre il pubblico insegnante dovea per sostenere validamente la gara cogli emuli, disimpegnare con alacrità ed amore i suoi obblighi, i concorrenti trovavano nella speranza di riuscire con lunghe fatiche e studii a lui superiori, un grande incitamento al culto del sapere[382].
Gli antagonisti gareggiavano nell'insegnamento coi dottori stipendiati nelle lezioni e nelle pubbliche dispute.