[287]. Facciolati, Fasti, P. II, tom. II, pag. 2.
[288]. Facciolati, op. cit., P. II, pag. 27.
[289]. «Imperocchè spesso non stanno contenti ad essere chiamati dottori, ma ne ambiscono anche gli uffici a danno dei veri sapienti» Così il Middendorpio, Accad. celebr., I, pag. 128.
[290]. Colle, St. dello Studio di Padova, II, pag. 73.
[291]. Petrarca, De vera sapientia, Dialogo I.
[292]. Niccola IV fino dal 1292 concedeva a quei che erano stati laureati nello Studio di Bologna di potere insegnare dovunque «et sive velit legere sive non, in facultatibus prelibatis, pro doctore nihilominus habeatur» (Sarti, P. II, App., pag. 60).
[293]. Origlia, St. dell'univ. di Napoli.
[294]. Socinus, Comment., pag. 37, nº 27.
[295]. Socinus, pag. 86, nº 67. Il titolo di dottore era compreso fra le prime onorificenze dello Stato (Authentica Habita. Cod. ne filius pro patre).
[296]. Socini, op. cit., pag. 86.