In talune marcite dell'«alta filologia», Minerva e lo Scimmione è piombato con lo schianto d'un bolide. I filologi, lí per lí, sono rimasti sgomenti, e si sono sprofondati nel motriglio, come le rane d'Esopo. Poi, sempre come le rane, rane scusate, d'Esopo, hanno ripreso animo, hanno risollevato i musi a fior d'acqua, e, con altissimi gracidii, si sono arrampicati sull'intruso, fiduciosi di affondarlo nella belletta. L'avevano preso per un travicello.

Ma travicello non era. Eccolo, di nuovo a galla, sibilar dalle pagine della seconda edizione.

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Io ebbi a scrivere, e la penna mi esitò allora a lungo fra le dita, tanto alla mia ingenuità sembrava superflua la dichiarazione, che assai differente è la disposizione del mio spirito verso la cultura tedesca e verso la cultura italiana (pag. 130). Poniamo che esse siano, come io sostengo, due malate. Ebbene, vada la prima in isfacelo; e date, date pietre a sotterrarla, rovine di Ypres e di Lovanio, di San Quintino e di Reims, di Asiago e d'Aquileia. Ma la cultura italiana si vuol curare con affetto di figli. E con una malata occorre aver pazienza, molta pazienza, e tollerarne in pace i malumori irragionevoli, gli scatti inconsulti, i violenti rabbuffi.

Sí. Ma non già fingere di non vedere i suoi mali. Sarebbe rea compassione. Ora, accanto ai sintomi che io già ebbi a svelare, ecco, e appunto sotto lo stimolo del mio libro, sono apparse altre stimmate. E stimmate vergognose.

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Minerva e lo Scimmione è un libro di battaglia: e, se volete, d'attacco. Io combatto metodi e idee. E poiché dietro i metodi e le idee ci sono gli uomini, ché mai non mi sedusse il diporto d'affrontare mulini a vento, giustificabile, anzi desiderabile sarebbe stato che i paladini delle idee da me combattute insorgessero a difenderle.

Ma perché io mi limitavo appunto a combattere le idee, e il dissenso, anche grave, in problemi intellettuali, non implica offesa, anche ai miei contradittori incombeva il dovere di attenersi alle armi legittime d'ogni polemica: le argomentazioni, la eloquenza, l'ironia. E se queste armi avessero rivolte contro me, ragione contro ragione, passione contro passione, davvero non avrei avuto diritto di recriminare.

Invece si è seguita un'altra via: si è tentato di sopraffare il mio libro e me stesso con metodi che ricordano tempi e disposizione d'animi che da un pezzo dovrebbero essere sepolti. Mi spiace tediare il lettore con tali miserie; ma è necessario per le mie conclusioni. E, d'altra parte, in tutti questi maneggi è una punta d'involontaria comicità che ne tempera la squallida sciocchezza.

Si è dunque organizzato un vero e proprio attacco, suddiviso in varie fasi, che, se nell'ordine reale di svolgimento presentarono qualche interferenza, nel prestabilito ordine teorico si possono allineare nel seguente modo.