3) Un certo acume che conduca a scoprire le interpolazioni e le cause grafiche degli errori.
4) Un certo sentimento della fraseologia, che nei luoghi errati o lacunosi suggerisca la correzione o il complemento.
Le prime due qualità non presuppongono vero ingegno. La terza è una dote sui generis, molto affine a quella degli spiegatori d'enimmi. La quarta appartiene ad un ordine piú alto. I tedeschi, con la loro nativa leggerezza di tocco, la chiamano critica divinatoria. In realtà, essa non potrebbe sembrare straordinaria per alcun motivo, se non per l'abuso che se ne è fatto, anche dai grandi, nella arbitraria manipolazione dei testi. Ma insomma, essa attinge veramente i limiti del pensiero e dell'arte.
Se non che, tanto questa ultima quanto le altre che d'ora in poi dovevano sostituire tutte quelle richieste sino ad ora nel critico, nello storico, nell'esegeta, era difficile gabellarle per qualche cosa di alto, di supremo, e far credere che la loro applicazione dovesse condurre a risultati miracolosi, definitivi. Era difficile, senza un'acconcia preparazione degli spiriti, senza una propaganda, senza, come dire?, senza un boniment. Ed ecco infatti i filologi tedeschi, commessi viaggiatori nell'animo, come parecchi personaggi illustri della loro schiatta, a lavorar l'articolo con abilità prodigiosa. Grazie alla quale fu possibile uno dei piú mastodontici equivoci, e si armò una delle piú complicate e formidabili trappole che abbiano mai servito ad acchiappare e paralizzare spiriti umani. Il metodo filologico, aureolato dalla recente annessione, fu battezzato metodo scientifico; e alla filologia fu ascritto il carattere e decretata la dignità di scienza esatta.
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Alla prodigiosa identificazione si arrivò poi mediante un ragionamento che rimase sempre la botte di ferro dei filologi impenitenti, e che, spogliato dalle lappole dei dulcamara, dagli orpelli dei ciceroni, dalle confusioni dei bertoldi, risulta impostato sulle seguenti proposizioni:
1) La SCIENZA ricerca la verità. Qualsiasi fantasia dev'essere bandita dal suo seno augusto. Non deve mai porre la mira e deve disdegnare qualsiasi applicazione pratica.
2) La storia civile, la letteraria, la critica, intese nel senso ovvio e comune, non vi dànno mai la verità assoluta. Una pittura storica del Carlyle o del Michelet, una analisi artistica del Taine, una sintesi estetica del De Sanctis, sono, in fondo, opere di fantasia. Possono essere, e furono oppugnate.
3) Invece il metodo filologico vi dà fatti. Non aspira alle sintesi ambiziose che, per quanto felici, lasciano sempre scappare da qualche parte qualche briciolo di verità; ma vi dà particolari veri: vi dà anch'essa la verità assoluta.
4) Dunque, LA FILOLOGIA È UNA SCIENZA. Stamburinata a piacere sull'austerità e sulla dignità dello spirito scientifico di fronte al princisbecche, ai castelli di carta, alle nuvole del metodo critico estetico, eccetera, eccetera, eccetera.