«Invece in questo momento l'Italia tiene il primato nel campo della Storia romana.

«E come ha conseguito questo primato?

«L'ha conseguito mediante quattro lavori. Cioè:

1) La Storia romana di Ettore Pais, il quale è scolaro di Mommsen.

2) La Storia dei Romani del De Sanctis.

3) Due volumi di Giovanni Costa, che raccolgono e vagliano criticamente tutto quello che è necessario per preparare una edizione dei fasti consolari di Roma.

4) Uno scritto di Prospero Varese, che pone su una nuova base (non accettata, per quanto io sappia, da nessun competente) la cronologia della prima guerra punica».

Siccome poi il De Sanctis, il Costa e il Varese sono scolari del Beloch, è logico ed onesto aggiungere un quinto paragrafo, quinto d'ordine e primo di valore: la Scuola di Giulio Beloch.

Ora, Ettore Pais è, senza iperbole, un colosso. Il De Sanctis è uomo d'immensa dottrina, d'acume straordinario, d'attività prodigiosa. Onde, se il Beloch, dovendo scegliere i luminari della scienza storica in Italia si fosse attenuto solamente ai loro due nomi, si sarebbero potute, senza dubbio, deplorare parecchie omissioni; ma non si sarebbe potuto gridargli la croce addosso.

Ma gli altri due eletti dal Beloch a completare il quartetto, erano giovani appena usciti dalla università, e quei lavori, le loro tèsi di laurea. E lasciamo stare che «i loro metodi e i risultati ottenuti non sono giudicati favorevolmente dai piú autorevoli rappresentanti della stessa loro scuola» (Pais, articolo citato). Erano, ripeto, giovani, e ben si poteva sperare che facessero, in seguito, qualche cosa di buono. Ma quando due ragazzi e due speciali lavori di laurea vengono citati come documenti del primato dell'Italia negli studî storici nell'anno di grazia 1911, allora il piú modesto cultore di studî dell'antichità doveva domandarsi: