Neanche per sogno. Erano, tranne qualche eccezione, uomini di gran coscienza, di molta dottrina, e spesso non privi di un certo gusto letterario. Se non che erano intossicati sino alle midolla dai batterî della Filologia scientifica, che ho isolati e studiati a lungo nel corso dei miei articoli.
E poi, c'era anche un'altra ragione, d'indole non interamente intellettuale, bensí pratica; ma non però meno efficace e spiegabile.
Gli studiosi italiani che dal '70 all'80 circa si recavano in Germania, lasciavano un paese dove gli studî erano tenuti in pochissimo conto, gli studiosi remunerati poco o nulla, le biblioteche sprovviste, le facoltà universitarie incomplete o addirittura informi. E in Germania trovavano invece una organizzazione perfetta, cattedre per qualsiasi ramo dello scibile, scuole di magistero, biblioteche ricchissime, ordinatissime, larghissime nei prestiti, bene illuminate e ben riscaldate.
Il professore italiano, si chiamasse pure Giosuè Carducci o Francesco De Sanctis, era in Italia un povero diavolo, che abitava al quarto piano, in un quartiere fuori mano, magari operaio, dentro una casuccia meschina, sguernita, spesso fragrante di cucina e sonora di querele e di risse puerili.
Ed Herr Professor, fosse pure uno impermeabile zuccone, abitava un villino suo, sopra un declivio aprico, con un giardino a roseti e viali di ghiaia, dove scherzavano bimbi rosei, biondi, paffuti, nettissimi. Apriva l'uscio una correttissima Fräulein (possibile fosse una cameriera?) in attillato abito nero. E per una sfilata di ampie stanze ben mobiliate, tra una fresca fragranza di atomi resinosi, il povero neofita italiano (il pidocchioso italiano, come ci chiamano i tedeschi nei momenti d'intimità affettuosa), giungeva nel sancta sanctorum, cioè nello studio di Herr Professor: due, tre stanze, con magnifici scaffali, libri con rilegature di gran lusso, busti, fiori, quadri e diplomi per le pareti, secondo i gusti, il busto dell'imperatore; e in un angolo, serio ed impassibile come un automa, il segretario, che ricopia a mano o a macchina le lucubrazioni di Herr Professor.
E chi poteva essere quello spirito indipendente, quello straccione filosofo, quel protervo buddista, che dinanzi a tanta magnificenza osasse proporre a sé stesso l'irriverente quesito se per caso, ad onta di cosí rutilante allestimento scenico, Herr Professor potesse essere un solennissimo lavaceci?
Arrogi che Herr Professor, venerato dagli studenti e dai cittadini come un Indigete, era in genere cortese ed accogliente verso l'umile ospite: sicché questi vedeva riverberato sopra la sua misera persona qualcuno dei raggi che sprizzavano dalla calva fronte e dai lucidi occhiali del dotto alemanno. Arrogi tutti gli elementi della cultura extra-scolastica, riviste, teatri, concerti, gipsoteche, gallerie, facili, a portata di mano. Arrogi una vita scrupolosamente ordinata, come conviene agli studiosi, una sapida cucina, un confortevole riscaldamento. E tu vedrai, paziente lettore, come al povero studioso che giungeva dal disordine e dalla incuria italiana, la Germania apparisse come la vera patria dell'aspirante alla cattedra universitaria.
E quasi tutti erano giovani, negli anni in cui l'animo si protende avido e duttile per ricevere le impressioni che rimarranno poi incancellabili. Tali impressioni, per questi uomini, si inquadrarono in sagome tedesche. E la immagine del primo amore, che non vanisce mai dall'anima umana, anzi la impronta della sua luce per tutta la vita, ebbe per essi le gote rosee e le chiome bionde d'una sentimentale Margherita.
Ora intenderete bene come tutti i giovani studiosi che trascorsero in Germania gli anni del loro noviziato scientifico, tornati qui in Italia, guardassero poi sempre alla Germania come al paradiso, all'eldorado, al paese di cuccagna degli studî, e vagheggiassero il sogno di costruirne in Italia uno simile a quello. Piú piccino, s'intende, ma perfettamente uguale in ogni sua parte. E per riuscire a tale costruzione, occorreva dunque non perder mai di vista l'originale, il modello da copiare. E cosí fecero quelle brave persone; e cosí dissero che bisognava fare ai loro scolari.
Dunque, le intenzioni erano buone: la condotta di quegli uomini era coscienziosa e umanamente spiegabile.