Sopra una barca di concio vedemmo all'incerta luce che veniva dalla piccola porta, un'involucro di carne; da questo partivano i lamenti e, cosa strana, questi lamenti non ci parvero d'uomo; ma che lì dentro ci fosse una donna?—accesi con mano tremante un fiammifero, mi appressai… un urlo mi partì dalla strozza, il lume mi cadde di mano, chè io non poteva credere a ciò che mi si parava davanti; era, purtroppo, una povera donna colei che si lamentava in tal guisa e in quella povera donna io riconobbi Aissa.

—Aissa, Aissa—Le dissi e fui incapace di proferire altre parole.

La moribonda mi guardò attentamente, direi quasi con ostinazione; si pose una mano sul cuore, come per reprimerne i palpiti, stiè un poco senza articolare parole, poi faticosamente, senza riconoscermi, sussurrò a bassissima voce: portatemi fuori!

Interrogai con un'occhiata i compagni; vedendo com'essi erano propensi ad esaudire quest'ultimo voto di quella bella creatura, la presi amorevolmente pel capo, mentre gli altri adagino adagino la sollevarono pei piedi, e la deponemmo su di un praticello, dove l'erbetta era tutta ingemmata dalle stille della mattiniera rugiada, e dove rimpercotevasi un vagabondo raggio di sole, che si era fatto strada tra le nuvole che tutto ingombravano il cielo.

Aissa era rimasta prostrata; gli occhi le si erano chiusi; come era bella!… Soffusa di un pallore che faceva apparire le di lei carni di cera; coi magnifici capelli neri disciolti lungo le spalle, tu l'avreste creduta l'angelo della grazia e della bellezza, morto esso pure in tanto turbinio di barbarie! Poco più sotto del cuore, uno straccio nell'abito, delle goccie di sangue rappreso indicavano dove l'avesse colpita il piombo nemico! In quell'istante la si sarebbe detta già morta, se un'anelito frequente muovendo ad ogni poco il busto di lei non avesse ispirato la certezza, che ancora non si era dileguato il soffio animatore di quella materia.

La discinsi; feci portare da uno dei nostri dell'acqua: con questa le bagnai ambe le tempia, e poi colla faccia proprio sopra la sua, mi misi a spiare il momento, in cui ella sarebbe tornata ad essere in se.

—Chiamino un medico!… Sentii esclamare una voce.

—Bravo—Gridai io in tuono d'assentimento, ma senza muovermi… e uno in fretta e furia andò per il medico.

L'aria fresca rianimò la bella dolente; Aissa aprì le sue luci; girò lo sguardo per le circostanti campagne e addiventò pensierosa: in quel momento forse le tornarono in mente i molti fatti del lugubre dramma, a cui ella aveva assistito negli ultimi giorni, mi osservò lungamente, un sorriso sfiorò le di lei labbra sbiancate… ella mi aveva riconosciuto.

—Vedete se ho bene adempiuto alla promessa che io vi feci a
Marsiglia.