Le principesse invisibili si erano finalmente degnate di scendere dall'Olimpo per visitare un mortale… quelle due signorine erano le figlie del proprietario del nostro ricco palazzo: le medesime, per veder le quali avevamo tanto almanaccato nelle molte ore d'ozio che avevano preceduto le tre giornate di combattimento. La fama questa volta non era bugiarda; vi assicuro che erano proprio carine; modeste, educate, geniali… tanta fu la mia sorpresa che non sapevo cosa dire, e sul primo devo aver fatto la figura del collegiale più candido che sia mai scappato dall'unghie dei reverendissimi maestri.
Si trattennero una mezzora; dissero, secondo il solito, ira di Dio dei Prussiani, canzonarono i moblots inalzarono al cielo i Garibaldini; parlarono dell'Italia e del desiderio intensissimo che aveano di vederla, mi fecero con mille moine trangugiare altri due bicchieri di tisana, e protestando di non volere più oltre importunarmi, si accomiatarono, promettendomi di tornar la sera a farmi visita.
Ero tutt'ora sotto la dolce impressione di questa visita inaspettata, quando con strepito immenso entrò Materassi, seguito da uno sciame di Guide.
—Notizie?—Domandai subitamente.
—Nessuna.
—La cronaca del giorno?
—Ah… La Corte Marziale ha condannato a dodici anni di galera una guardia mobile che non ha voluto ricevere un'ordine dal suo tenente.
—Hai detto una guardia mobile?—Benissimo!… Meglio in galera che averli tra i piedi!
—Approvato—Urlarono tutti.
—Di più—Continuò il Materassi—Sembra che i Prussiani marcino su
Dòle… tentando così di prenderci in mezzo…