—O di avere altre briscole!

—Speriamo che debba succeder così! Del resto per oggi puoi restar tranquillamente a letto; da tutti i lati della città per ben molte miglia è impossibile rintracciare un Tedesco, e noi siamo venuti qui per far l'ora di andare al trasporto di Ferraris… credi che per oggi non ci è timore di alcuna cosa!…

Dopo poco entrarono in camera mio fratello, i due Piccini e vari altri; si poteva creder benissimo di essere in una caserma; per ammazzare il tempo vari si posero a giocare alle carte: alcuni altri chiesero aiuto alle muse, e si misero a sciorinare ottave, sonetti, rispetti con una facilità più che Arcadica. Fra le altre birbonate, sentii un rispetto non molto bruttaccio, e lo regalo ai lettori, se non altro onde mostrare che a tu per tu colla morte, colla corte Marziale, e col linguaggio barbino dei superiori e dei regolamenti, qualcuno alla meglio o alla peggio trovava il momento di dedicarsi alle arti gentili. Il rispetto era dedicato ai Franchi Tiratori, a questi Beniamini della situazione. Eccolo:

*Son della patria un Franco tiratore
E vo pei monti a caccia dei Prussiani:
Amor mi spinge contro all'oppressore,
Amor dei cari miei, che or son lontani:
Tra il fragor dei fucili e del cannone,
Siccome a nozze, corro alla tenzone:
Venga l'Ulano dall'acuta lancia…
Io non ritiro il piè… Viva la Francia!
Vengan di Prussia i difensor più saldi…
Io qui l'attendo… Evviva Garibaldi!*

Ogni tanto la padrona di casa, veniva a pigliar mie notizie, dava un'occhiata a quei gruppi e se ne andava proferendo con amabil sorriso: Oh les braves garcons!

L'ora di assistere alla cerimonia pietosa in onore del compianto Ferraris si avvicinava a gran passi, e i miei amici mi lasciaron solo di nuovo: questa partenza che lì per lì mi uggiva non poco, doveva procacciarmi un paio d'ore di felicità, se almeno la felicità si valuta dalla maggiore o minor prestezza con la quale volan gli istanti… quelle due ore mi sembrarono infatti appena un minuto, ed eccone la ragione.

Leggevo con più attenzione del solito una delle più bella poesie del Musset, poesia un po' materialista, se vogliamo, ma non per questo meno ispirata; il fino contorno di una gamba elegante, ed il piccolo piede di una figlia d'Eva, attraente come la colpa, erano ivi tratteggiate con una finezza indicibile dal poeta più simpatico della Francia moderna: il mio pensiero vagava per orizzonti tutt'altro che Platonici e la mia immaginazione esaltata riandava i bei piedini ed i fini contorni di certe gambe, che lo zeffiro compiacente come un ufficiale d'ordinanza di un re, tante volte aveva svelato al povero bohème che dalla porta di un caffè vede a trasvolarsi davanti, come una visione, le belle del mondo privilegiato.

Leggera quasi farfalla, senza che io la veda, si è avvicinata al mio letto la gentile infermiera, la pietosa visitatrice di tutte le ambulanze: Essa mi guarda in silenzio; alla mia volta io la guardo e sto zitto. Per cotesto, si principia benino!

Finalmente lei rompe il ghiaccio, e colla sua vocina simpatica la comincia: Non ho potuto portare il medico, come vi avevo promesso.

—Non importa…