—Ma io credo di no!—Risposi immediatamente.

—È impossibile!—Questa replicò, turandosi gli occhi, quasiché si trovasse al cospetto di un'ombra.

Non starò a riportare tutte le spiegazioni; basti il sapere che gli amici mi avevano dato per morto, onde assister più tardi a questa burletta,

«On est toujours trâhi, què par les siens.

Come eran lunghe le serate a Digione! Cosa fare?… Gli altri ammazzavano il tempo col fare frequenti libazioni in onore del generoso paese che ci ospitava e del vino che produceva: io non era in stato di farlo: mi misi a chiacchiera colla padrona ed insieme combinammo che le avrei insegnato la lingua italiana.

Io non so chi abbia inventato l'accento; ma vi assicuro che, se gli arrivassero le maledizioni che dentro di me gli scagliai nel mio periodo magistrale, egli chiederebbe un permesso al Padre Eterno per fare una scappatina nel mondo di qua, onde sfidarmi a duello… fu una vera desolazione!… Dite lunedì—dicevo alla mia graziosa scolara; e lei: Lunedi: dite casa, e lei casà; in sette o otto lezioni insomma non arrivò che a proferire la sera che noi partimmo: Buonà serà. Povero fiato!… È vero che se ci si perdeva di fiato, ci si risparmiava di borsa, e quello che nelle prime sere io ed i miei compagni si pagava tre franchi, nelle ultime si pagava un franco e mezzo e anche meno.

A proposito di mangiare devo far notare ai gastronomi che avessero intenzione di andare a Digione due grandi inconvenienti: primo la eterna zuppa, che come in tutta la Francia, si mangia indispensabilmente, quasichè non vi fossero fabbricatori di paste: secondo l'ora regolare, indiscutibile del dejuner e del pranzo. Un povero disgraziato che capita in città dopo le undici, abbia pure le saccoccie rigurgitanti di maranghi, farà la fine del conte Ugolino.

Dopo aver provato all'albergatrice che almeno per ora non ero anche morto, ce ne andammo al café de la Paix, dove un subisso di mobili raccontavano mirabilia degli ultimi fatti. Tra questi predominava un capitano lungo come una pertica, elegante come un perfetto dandy.

—Guarda ha la croce di Mentana!—Mi dice all'orecchio il furiere
Quaranta che in quella sera ci aveva accompagnato.

—Lascialo stare—Gli risposi io immediatamente, ma conoscendo l'umor delle bestie, fino da quel momento previdi dei guai.