—Addio!
Il plico che avevo a portare era per un certo Meyssac o Meglac salvo errore, maggiore dei mobilizzati dell'Ain. Mi aggrego il tromba delle Guide, un Romagnolo che ha la pretesa di far dello spirito. Infatti, passando sotto la chiesa di Nôtre Dame, chiesa mezzo rovinata, la sbircia ben bene eppoi dice: I Francesi non credono alla verginità di Maria…
—E perchè?
—Perchè in tal caso la chiamerebbero nôtre demoiselle!
Chiedo scusa ai lettori per il disgraziatissimo tromba.
Passammo la barriera e rivedemmo quei luoghi tanto illustrati dai recenti combattimenti; non un cadavere si vedeva per l'immensa estensione: solo qualche albero stroncato, qualche muro disfatto, qualche casa scortecciata, crivellata dalle palle faceva supporre la tremenda tenzone che si era svolta in quei luoghi. Un sole bellissimo, come mai avevamo veduto dacché eravamo arrivati in Francia, ripercoteva i suoi raggi in quella campagna squallida e tetra, o che forse tale ci appariva al ricordo di tante generose esistenze che ivi erano state tolte alla patria, agli amici per saziare la indomabile sete di sangue che suole distinguere i re.
Giunti a Fontain andammo per informazioni alla scuola, che per la prima ci si parava davanti. Domandammo ad un uomo in blouse turchina che era sulla porta, dove si trovasse il maestro. Con nostra gran sorpresa ei ci rispose che il maestro era lui.
Tutte le attribuzioni che Sue nel Martino il Trovatello dà ai maestri campagnoli non sono che vere, come vero purtroppo è il meschino stipendio con cui vengono retribuiti nella grande Nation. Il maestro rimette l'orologio della parrocchia, suona le campane, pulisce il giardino, spazza le scale, fa tutto… tutto quello che troppo repugna al gran ministero dell'insegnamento. È una cosa desolante!… Nei più piccoli borghi è proibita la mendicità, e si fa languir quasi di fame questo pover'uomo che suda, che si affatica per provvedere il pane intellettuale ai poveri Paria della montagna.
Il maestro fu con noi gentilissimo, conosceva il posto a cui noi dovevamo arrivare, e c'insegnò una scorcitoia; questa scorcitoia doveva procurarci degli impicci gravissimi. Avevamo appena passato un viottolo, che una voce imponente, ci grida: Qui vive, e cinque o sei canne di fucili si abbassano in nostra direzione, procurandoci col loro barbaglio una sensazione non troppo piacevole.
—France!—Gridammo io e il tromba, proprio all'unisono.