—Parigi ha capitolato!…
Altro silenzio, poi tutti mossi dallo stesso pensiero giù a rotta di collo per la scala, onde portarci al quartier generale.
Sulla cantonata incontriamo la vaga Luisa… Dites donc… proferisce ed io secco secco la congedo con un «non ho tempo da perdere» e continuo la via… Dei gruppi concitati s'incontrano in qua e là… la parola vile errava dì bocca in bocca.
—E Favre che giurava che finchè esistesse una pietra di queste città l'invasore avrebbe trovato un baluardo.
—Ed è stato lui che ha segnato la capitolazione.
—E noi cosa faremo?—Gridava un disertore dall'esercito.
—Imparerete a servire la Francia—Di rimando rispondeva un Gallofobo.
E i popolani abbassavano il capo, quando noi si passava, che la maggioranza dei Digionesi era republicana: e lo svelto ed allegro Garibaldino era divenuto sornione e lo vedevi trascorrere colle mani in tasca, col berretto sugli occhi e mordendosi i labbri, e ad ogni poco sentivi ripetere, commiserandoli, i nomi dei prodi caduti… solo i volti dei moblots brillavano per insueta gaiezza… non ci era più dubbio.
Colle gambe che ci facevano cilecca arrivammo alla prefettura; una folla di gente si accalcava intorno alle due colonne che son di fianco alla porta, e su cui si attaccavano i dispacci e le comunicazioni officiali: tutti si alzavano in piedi, e, quando erano pervenuti a leggere, si ritiravano mandando imprecazioni e grattandosi il capo. Si sarebbe detto che le magiche parole del convito di Baldassare fossero là, scolpite su quei marmi e che tutti coloro che vi si avvicinavano ne risentissero i terribili effetti.
Due sole righe di scritto: due righe che contenevano però la più dolorosa notizia per chiunque preferisce la dignità al beato vivere—«Oggi è stato concluso un'armistizio di ventun giorno». E dire che mani francesi non avevan rifiutato di firmare un patto, che segnava lo stigma sulla fronte di quella nazione che fin'ora come il favoloso Dio dell'Olimpo bastava muovesse le ciglia per fare allibire il mondo tutto dalla paura; e dire che un Favre era stato tra i manipolatori di tale infamia! Oh, allora si vide chiaramente che il vecchio republicano aveva ciurlato nel manico, oh! fin d'allora la gente dal cervello sottile preconizzava nel difensore d'Orsini, nel montagnardo dell'Impero uno dei tanti carnefici che hanno straziato la Francia. Impotente contro i Prussiani, si macchiò nel sangue dei suoi cittadini: ora si è ritirato, ma non tanto lontano che a lui non pervenga l'eco dei pianti e dell'imprecazioni delle migliaia d'orfani e di vedove che per lui son ridotte a stendere la mano! Ma di maggiore infamia si doveva macchiare Favre contro Garibaldi e di ciò sapranno tra poco i lettori.