L'armistizio fu la testa di Medusa dell'entusiasmo nostro; io vidi qualcuno piangere: la maggior parte si sbizzariva lanciando improperii a Favre e alla Francia: quella sera non canti per le vie, non le allegre conversazioni dei giorni passati, ma una musoneria generale… non vi era più fede!
Un'ordine del giorno di Garibaldi nel quale ci si esortava ad addestrarsi nelle armi, ad attender preparati il momento della riscossa, fece credere a diversi che non sarebbe stata cosa impossibile il potersi di nuovo misurare col nemico e ciò fece rinascere un poco quella gaiezza di cui davano tanta prova ne' dì del pericolo i Garibaldini. Per conto mio non mi illudevo: armistizio non poteva significare che pace disonorante: la resa di Parigi lo diceva troppo chiaràmente, eppoi da quando in qua i seguaci di Garibaldi potranno ottenere un completo trionfo?.. Gli unitari d'oggi non lo relegarono nel 60 a Caprera, mentre volava alla conquista di Roma? Gli arfasatti che gli si caccian sempre davanti non gli han fatto sgombrare il Tirolo, quando palmo a palmo lo aveva conquistato, mentre a Lissa e Custoza veniva oltraggiata la bandiera italiana?.. Non fu il prode Generale ferito da piombo italiano a Aspromonte?.. Non fu lasciato dopo la vittoria di Monterotondo, solo a Mentana e si lasciarono scannare i suoi generosi, mentre trentamila uomini di truppa italiana erano sul confine? Non si è sempre cercato di sfruttare i suoi trionfi, facendolo poi passare quasi per un pazzo per un avventuriere? Non si è avuto il coraggio di stampare, che lo si aveva aiutato, mentre si era tentato ogni mezzo per avversarlo o per screditarlo?.. I repubblicani francesi erano presso a poco gli stessi pagliacci dei consorti italiani, ed era da prevedersi quello che era avvenuto, quello che avvenne dipoi. Ma muovan pur guerra le anime vili e i livreati pigmei a quest'uomo che da solo basterebbe a riabilitare la società, tentino pure di schiacciarlo e di avvilirlo, Garibaldi vincerà sempra in nome della libertà, vincerà anche perdendo perché il suo nome oramai rappresenta una idea e le idee non si vìncono.
CAPITOLO XXII.
Passammo il lunedì svogliatamente, senza conclusione alcuna: fino allora il pensiero dell'Italia di rado balenava nella nostra mente, ma dall'ora fatale in cui cominciò a tenzonarci nel capo il dubbio che non avremmo fatto più alcuna cosa, vennero ad assalirci tutte ad un tratto le care affezioni alle quali avevamo dato un'addio, ed un cocente desiderio di rivarcare le Alpi occupò le nostre anime.
—Noi abbiamo finito di combattere—Dicevo alla vaga Luisa che colla testolina chinata sempre osava appena guardarci.
—Oh! voi siete felice.. voi rivedrete la vostra bella io me la immagino… una charmante pétite Italienne.
—No, assicuratevelo, io non son punto felice!
—E perché?
—Voi… Francese… mi potete domandare il perchè?
—Io Francese vedo che siamo traditi.