—O il tenente?
—Non l'ho veduto
—E tutti gli altri?
—Nemmeno per sogno!
Frattanto le trombe della compagnia delle mitragliatrici, compagnia che aveva stanza poco distante da noi, suonavano a raccolta e poco dopo i soldati della medesima si muovevano in completa assetto di marcia. Poco dopo gli Usseri, nostri vicini di caserma, montavano a cavallo e partivano a mezzotrotto.
Decidemmo di prendere la stessa direzione, allorché vedemmo venire a noi il sottotenente Mussi e il caporale Luperi, che essendosi portati fuori della città per recare una lettera al colonnello Tanara, ci ragguagliarono, essere cominciato un fuoco abbastanza lento tra le due artiglierie. Ci dissero essere ottimo lo spirito dei volontari, ma che nessuno sapeva farsi ragione, del come i Prussiani, violando i trattati si avanzassero verso di noi con colonne strapotentissime. Tra gli altri Garibaldini in faccia al nemico si trovava quel giorno il bravo Pais, che deposto il berretto da colonnello e, messosene uno di pelo, marciava come un semplice soldato, munito di carabina. Dopo essere stato destituito da Frapolli, l'integro patriotta, l'onesto repubblicano era corso là dove aveva spedito tanti uomini che non si volevano far partire, esponendosi fino d'allora ad essere destituito e a subire un consiglio di guerra.
Si andò alla prefettura; v'incontrammo Ricci che ci ordinò di star pronti; domandammo ragione di quel diascoleto ed ei ce lo spiegò con poche parole.
Il governo della difesa Nazionale, non ultima disgrazia della disgraziatissima Francia, non aveva compreso nel patto proposto i dipartimenti della Côte d'Or, del Doubs e del Jura. Quindi sospensione d'ostilità per tutti gli eserciti fuori che per il nostro: si voleva avere il gusto di vedere sconfitti anche i pochi cialtroni che sapevano farsi ammazzare, perchè non avevano niente da perdere… a detta di loro!—Nessuno avviso era stato comunicato a Garibaldi su questa clausola dello iniquo contratto: così si ricompensava l'eroe generoso, che unico aveva vinto, che unico aveva strappato una bandiera ai Prussiani: così si ricompensava l'ardente figlio della libertà, che, pur di porre il suo braccio a disposizione della repubblica, aveva dimenticato le prodezze francesi del 1849, le maraviglie degli Chassepots che il vile de Failly aveva provato contro i petti dei generosi figli d'Italia a Mentana.
Sorpresi da imponenti colonne nemiche nelle loro posizioni, i nostri sarebbero caduti vittime dell'infame tranello e già i Prussiani triplicati di numero pregustavano le gioie di una facile vittoria, ma i traditori francesi e i generali nemici avevano fatto i conti senza Garibaldi: non mi si venga ad impugnare la valentia strategica dell'illustre Italiano, non mi si dica che solo alla fortuna e al coraggio si debbano i grandi trionfi che egli ha riportato: quel giorno si videro chiaramente le sue virtù militari, ed egli fu più grande nella precipitosa ritirata dalla Borgogna che nelle tre celebri giornate che tanta gloria aggiunsero alla nostra povera Italia.
I nemici furono tenuti a bada per tutto il giorno dai nostri cannoni: Menotti, i suoi ufficiali facevano da puntatori, e in questo tempo le truppe si avviavano verso Chagny.