«Al nobile guitto
«Che senza un quattrino
«Ostenta il diritto
«Di andare al casino

Giunge il maggior Tironi a fare uomini pel suo squadrone dei Cacciatori d'Italia che si costituisce a Reumelly: è indirizzato al nostro corpo: si consegnano a lui tutti i Francesi che figurano nei nostri quadri. Tra questi infatti ci è della robaccia in tutta l'estensione del termine: tra gli altri il sergente di scuderia che converte la biada dei cavalli in bottiglie d'eccellente Borgogna: i nostri cavalli sono ridotti allo stato di quello dell'Apocalisse. Rimasti tra noi, in famiglia, si respira un po' più liberamente.

Arrivano da Marsiglia un centinaio d'Italiani, che il maggior Pennazzi, aggregherà alla compagnia Egiziana. Arrivano a tempo….. per ritornare con gli altri in Italia! Giungono pure due o tre che son disertati dal Frapolli: ci raccontano come in Lione dei volgari truffatori e dei veri e proprii malandrini da strada disonorino il nome italiano in tal guisa da veder scritto a parole cubitali lungo le vie: Defendue la chémise rouge. Ricomincia un po' di vaiolo! ne è attaccato anche il nostro foriere: morire ora… la sarebbe birbona!..

Garibaldi parte per Bordeaux onde intervenire all'assemblea: lo accompagnano Fontana, Gattorno, Vivaldi Pasqua e Galeazzi. Menotti arrivato al mattino piglia il comando dell'armata dei Vosgi interinalmente: è con lui Bizzoni.

Mi alzo più presto del solito, e vo' dalla bella Marie a bever la goutte—Socci—Mi grida una voce di basso profondo: mi volto e veggo Galliano—Tu qui…. ora?—Vienci prima, se ti riesce!… il sor Bolis mi ha tenuto fin ora in prigione: appena sono stato libero, son venuto qua con dieci uomini.—Ma ora torniamo indietro….—Neanche per sogno io li sò i progetti del generale…. se tu sapessi!….—Che c'è?—C'è… ma per ora non lo dire a nessuno…. c'è, che ora si scende in Nizza, si proclama la repubblica….—Sogni!—Vedrai.—E t'han fatto nulla?—Son capitano—Si bagneranno i galloni?—Lasciami prender l'entrata in campagna.—E a qual corpo ti hanno aggregato?—A qual corpo?!… A dirtela non lo so neppure io.—Tanto meglio….

Una triste notizia; il colonnello Bossi, mentre accingevasi a partire da Chalons è assalito da un trabocco di sangue e cade tra le braccia dell'ufficiale di stato maggiore che lo ha accompagnato alla stazione. Bossi era un vecchio soldato: franco e leale; non troppo ben visto dai proprii dipendenti per la sua rigidezza, ma patriotta di antica tempra e di coraggio prodigioso. Veterano di tutte le campagne d'Italia lasciava colla sua morte un voto molto sensibile nelle file della democrazia militante.

Passeggio svagolato sul Quai: sento fermarmi, mi volto credendo ravvisare un amico e invece vedo un vecchio di fisonomia rispettabile, che porta all'occhiello la fettuccia rossa della legione d'onore. Siete Italiano?…. Mi domanda nel nostro idioma.—Sissignore, rispondo—Volete venire a farvi il ritratto?—Io lo sbircio bene bene, e quasi quasi suppongo che sia un pazzo.—La mia domanda è assai strana, si affretta a soggiungere—ma io sto facendo un'Album dove intendo far collezione de' figurini dei differenti corpi dell'Armata dei Vosgi.—Sicché io dovrei venire?….—A fare da figurino delle Guide.—perché no?!—Borbotto: dopo tutto è bellina! Non potendo farla da eroe sono utile almeno a far da figurino!…. Mezz'ora dopo in eroico atteggiamento sono in posa difaccia a Monsieur Philip che mi parla di Firenze da lui veduta, or sono trent'anni, che mi offre un punch eccellente, e che mi fa vedere un piccolo album tascabile, sul quale en passant per la via, ha schizzato dieci o dodici caricature di Garibaldini tra cui quelle di tre miei amici, ripresi alla perfezione.

Esco dal pittore e vedo davanti al quartier generale: una folla straordinaria di gente: i ragazzi si aggrappano alla cancellata del giardino: i popolani formano dei crocchi: tutti discorrono concitatamente e sgranano certi occhi da non avere invidia con quelli di un bue, nella direzione del palazzo. Che è, che non è? Mille dubbi tenzonano nella mia mente: mi faccio largo tra la calca a forza di urtoni, tratto male le sentinelle che volevano precludermi il passo, e tocco, come si suol dire, il Cielo con un dito, quando posso sbirciare una guida, a cui immediatamente domando: Che è successo di nuovo?—Nulla, sono arrivati due parlamentarii Prussiani…. l'armistizio è stato protratto e vengono a fissare le linee di demarcazione.—Non chiedo altre spiegazioni e vo su nella sala d'ordini: tutti gli ufficiali leggono pacificamente i giornali; qualcuno si scalda al camminetto: ciò non mi produce alcun senso, gli avevo veduti usare in tal modo nelle circostanze supreme, possono fare così anche ora! ragioniamo con alcuni altri coi due bassi ufficiali che hanno accompagnato il colonnello di stato maggiore che fa da parlamentario: con nostra maraviglia li troviamo istruitissimi: ci parlano con rispetto degli Italiani, ci dicono francamente che senza di noi sarebbero andati a Lione, ma ci dichiarano con altrettanta franchezza, che da noi non si aspettavano simile ingratitudine, da noi che eravamo andati a Venezia soltanto per dato e fatto della Prussia. Questa è proprio carina!…. I Francesi ce ne dicono di tutte un po', perchè ci siamo dimenticati di Magenta e di Solferino, non accorrendo come un'uomo solo dall'Alpi a Lilibeo, a dar due botte ai Prussiani: i Prussiani ci gabellano addirittura per ingrati perché abbiam loro strappato uno stendardo a Digione. La morale?…. La morale è questa: Guai a coloro che hanno bisogno di una mano per sollevarsi; fortunati coloro che sanno fare da se: chi fa da se fa per tre, dice un proverbio e i proverbii, a detta di Salomone, sono la sapienza dei popoli.

Dopo un lungo colloquio il parlamentario ritorna verso la Côte d'Or: il popolo lo saluta con fischi. Assai brutta idea si devono aver fatta quei Tedeschi della civiltà Francese; un popolo deve essere feroce nella lotta d'indipendenza, ma dee mai sempre rispettare il diritto delle genti e, cessati i guai, ha da ravvisare un fratello in colui che ridotto macchina nelle mani di un re, può avergli fatto del male.

Ci giungono notizie dì Bordeaux…. e che brutte notizie!…. Le nostre previsioni non sono andate fallite. La Francia accasciata sotto la vigliaccheria, ha mandato al corpo Legislativo l'assemblea più retrograda che immaginar si possa. Lo spirito generoso delle città è stato soffocato dall'alito maligno della reazione provinciale. Niente di strano: tutti in Chalons a mò d'esempio desiderano la pace, riaccetterebbero Napoleone pur di non vedere un Prussiano: il mio amico pittore tratta di buffone Gambetta, il padrone di casa maledice la repubblica perché ha i suoi campi occupati dal nemico: nessuno prenderebbe un fucile per ricacciare gli stranieri oltre Reno…. I popoli hanno il governo che si meritano: in nazioni come la Francia corrotte, son degni presidenti i Thiers, e veri rappresentanti i ruraux di Versailles.