Si leggono i giornali: Garibaldi è stato ricevuto iniquamente nell'Assemblea: gli si è vietato persino di discorrere: una voce sola ha tuonato in mezzo ai codardi in difesa dell'eroe: è la voce generosa che si elevò da Guernesey in favore dei caduti di Mentana, è la voce che ha agitato le fibre della decrepita Europa, e che ha fatto allibire sui troni i regnanti: è la voce di Victor Hugo; fra tanti cialtroni Garibaldi non poteva esser compreso degnamente che dall'autore dei Miserabili.

Il Generale dava le sue dimissioni. Queste notizie finiscono di rovinare il morale dei volontarii. Nessuno presta servigio, tutti vogliono tornare in Italia.

Vedo aux Vendanges de Bourgogne Castellazzo: mi perdoni l'egregio amico, ma lo avevo scambiato per un barocciaio. Ha un cappellaccio di pelo e una casacca pure di pelo. Gli parlo: egli, con quell'abbigliamento, è riuscito a deludere la sorveglianza del nemico ed ha attraversato le file prussiane. Anche lui è sfiduciato e mi dice che in quanto al partire per noi può essere questione di giorni.

Siamo chiamati in quartiere: il nostro tenente dice di averci a fare una importantissima comunicazione e fa leggere al foriere il seguente ordine del giorno:

«Ai bravi dell'Armata dei Vosgi.

Io vi lascio con dolore, miei bravi, e sono costretto a tal separazione da circostanze imperiose.

Ritornando ai vostri focolari raccontate alle vostre famiglie i lavori, le fatiche, i combattimenti che abbiamo sostenuti insieme per la santa causa della repubblica.

Dite loro sopratutto che aveste un capo che vi amava come figli e che andava orgoglioso della vostra bravura.

A rivederci in circostanze migliori.

GIUSEPPE GARIBALDI