Alcuni avevano già indossato abiti cittadineschi: non vi erano più appelli, non si salutavano più i superiori; ai caffè erano liti continue e baruffe da dare scandalo alla popolazione: alcuni per distrarsi si affidavano all'opera energica del vieux Mecon e quindi sbornie a cascare su tutta la linea. Era infine una vitaccia inconcludente che ci rovinava la salute e che ci faceva mandare in quel paese da tutti coloro che amano la pace.

Arriva finalmente la legione Ravelli per essere disarmata; lo stesso giorno disarmano noi, promettendoci pel dì dopo due mesi di paga e il congedo. Due mesi di paga e a spese nostre il viaggio!…. E pensare che il soldato avea un franco il giorno!…. La repubblica Francese non fu certamente prodiga con coloro che così prodigalmente avevano esposto la vita per lei.

Pure quella sera fu baldoria: si trattava di tornare in Italia, di riveder la famiglia, gli amici, e non osavamo misurare col pensiero quelle poche ore che ci dividevano dall'istante bramato, tanto era la nostra bramosia d'arrivarvi: mai ho sentito l'amor di patria, come quando ne sono stato lontano: so anche io che l'idea falsa della nazionalità deve o prima o poi cedere in faccia a quella santissima dell'umanità, ma che volete? Noi, che abbiamo avuto la disgrazia di nascere in un periodo di transizione, noi che siamo stati tirati su colle idee vecchie, noi che abbiamo veduto il sacrificio di tanti martiri, che abbiamo assistito alle lotte generose che i giovani più magnanimi hanno intrapreso contro i governi e contro gli eserciti stranieri per raffermare il principio della nazionale unità, non abbiamo potuto non affezzionarci a quella patria che ci hanno insegnato a rispettare più di noi stessi gli scritti di tanti filosofi ed il sangue di tanti eroi. Capisco tutto l'immensa poesia del futuro, mi sento capace di sacrificarmi per la causa della libertà in qualunque luogo la vegga risorgere o la vegga in pericolo, ma a conti fatti se a qualche straniero saltasse il ticchio di voler venire a spadroneggiare di qua dall'Alpi mi sento pure capace d'impugnare un fucile anche colla monarchia e forse collo stesso entusiasmo, con cui lo facemmo nel 1866. Non vi nego che in ciò si possa riscontrare della contradizione, ma a certi sentimenti non si comanda ed il cuore, vero rivoluzionario, non si può piegare alle disquisizioni dei dottrinari, i quali per predicare son usi a dar dei punti a Fra Girolamo, buon'anima sua, per fare sono più impotenti dei poveri Eunuchi.

Furono disarmate le legioni Italiane (mi dimenticavo di dire che era arrivata anche quella del valoroso Tanara) furono disarmati i Franc Tireurs: molti di questi ultimi non volevano depositare le loro armi: gli Spagnoli minacciarono un ammutinamento «con queste armi noi vogliamo passare i Pirenei e mandare a gallina quel buffone che l'Europa ha voluto regalarci per re» tali a un dipresso erano i loro discorsi. E quando, ridotti a buon partito dai consigli dei superiori, si decisero di sciogliersi pacificamente, ci vollero stringer la mano e dicendoci addio aveano le lacrime agli occhi.

Voi ci diceste addio, o giovani generosi che nei giorni del pericolo ci siamo abituati ad amare come fratelli, ma io, e con me tutti i miei compagni d'arme, vi diciamo: a rivederci. La libertà non ha ancora piantato radici nella decrepita Europa, e poco può tardare un nuovo appello che richiami i generosi di qualunque nazione ai santi combattimenti a prò di un'idea. In quel giorno io sono sicuro di rivedervi, io sono sicuro di tornare a divider con voi le lunghe fatiche, i diuturni disagii, forse anche la morte, ne sono sicuro, perchè io vi ho veduti intrepidi difaccia al fuoco dell'inimico, sublimi nei sacrifizii, sempre pari ai principii magnanimi che vi covano in seno. A rivederci adunque, o figli prediletti della libertà, o generosi precursori di quel beato avvenire in cui tutti saremo più che compagni fratelli, in cui non ci saranno le guerre, in cui ogni uomo sarà eguale davanti all'altro uomo. Posando le vostre carabine, tornando alle vostre case, parlate ai fratelli, agli amici le sante parole del vero, dell'eguaglianza, della giustizia: battaglieri in tempo di guerra, siate apostoli in tempo di pace… A rivederci per poco, a rivederci… allorchè tuonerà di nuovo il cannone, allorchè un altro popolo sorga dal fango, dove lo han tenuto i suoi re, ed abbia la forza d'insorgere, nessuno di noi mancherà all'appello glorioso; le file dei soldati della libertà saranno rinforzate dai nuovi campioni, ma io sono sicuro di ritrovarvi al vostro posto, di ristringervi la mano tra il fischiar delle palle è il gemitio dei feriti!.. A rivederci!

Miquelf ci chiama in fretta e furia, ci da i due mesi di paga e ci ordina di partire il giorno dopo col treno delle quattro e quaranta antimeridiane.

Decidiamo di non andare a dormire: vo a casa, faccio alla meglio il mio piccolo involto, bacio tutta la famiglia dei miei ospiti, torno dagli amici, che sono au soleil couchaut, trattoria dove si mangia benissimo, e beviamo un'infinità di bottiglie.

Il primo giorno che arrivammo a Marsiglia avevamo cercato allegria al Dio Bacco: se non altro per debito di riconoscenza, dovevamo offrirgli copiose libazioni anche nelle ultime ore che ci si tratteneva nelle terre di Francia.

A mezzanotte si chiuse la trattoria; girellammo per persi un'oretta nelle deserte vie di Macon: per passare le altre tre, ed essendo abbastanza assonnati, credemmo che non sarebbe stato cosa malfatta sonnecchiare un pochino, ma quasi tutti avevamo detto addio a coloro che ci avevano ospitato; per cui ci riducemmo in dodici nella camera di un nostro amico: la notte antecedente alla mia partenza di Firenze aveva un degno riscontro nell'ultima che passavamo lassù. Quattro saltaron sul letto, gli altri, me compreso, si buttaron per terra facendo un diavoleto indescrivibile. Nessuno potè dormire: tutti ci perdevamo in congetture più o meno umoristiche sulle accoglienze che avremmo avuto in Italia.

Suonarono le tre e ci avviammo alla stazione: si bevve per l'ultima volta una buona bottiglia di vieux Macon e poi ci buttammo nei vagoni a noi destinati.