La macchina fischia: il treno è in movimento: ci spenzoliamo, quantunque sia sempre buio, per dare un ultimo saluto alla città, e non possiamo a meno di ripeter tra noi: Povera Francia! Si cammina, si cammina per tutta la mattinata; traversiamo l'Est della Francia: si arriva alla Savoja: traversiamo i suoi monti, siamo colpiti dall'immensa poesia che fanno piover nel cuore le folte boscaglie, gli scoscesi macigni, il verde cupo degli alberi, tutt'a un tratto intramezzati da estese pianure di neve. La ferrovia va per lungo spazio sul lago di Chautillon: quel lago stretto, monotono, lungo: quella neve, quella solitudine così bella nella sua orridezza ha qualcosa d'imponente: quanto volentieri me ne anderei sul muricciolo di quella chiesetta che sbuca sulla cima del promontorio: La è circondata da pini: una cascata che va a versarsi nel lago scaturisce a pochi passi da lei e di lassù ci deve essere un incantevole colpo d'occhio. Delle mandre di pecore s'inerpicano sui sassi che le fanno ghirlanda: il montanino vi corre per dare un pensiero ai suoi morti e poi ne ritorna cantando le ispirate canzoni che suol dettare ne' vergini cuori la poesia dell'aperta campagna…. ah! come sarei felice di viver lassù, lontano dal rumore del mondo, solo con le mie meditazioni, salutando con un inno il sole che nasce, ritrovando una lacrima, quando la squilla della sera che invita a pregar pei morti ripercotesse quell'aure calme, che t'incitano a esser buono e a sperare.
Mi avveggo che io, fumatore per eccellenza, ho da due ore il sigaro spento e che non ho importunato alcun'amico per avere un fiammifero.
Giungiamo a Chambery; ci tratteniamo alcuni minuti: tanto, perchè le gentili signore della capitale della Savoia ci offrano una refezioncella, a cui facciamo onore con un'appetito invidiabile.
Altre montagne, altri boschi, Montmelian in lontananza, ecco cosa ci offre il breve tragitto che da Chambery ha da farsi per arrivare a Saint Michel. Qui ci si ferma una buona mezz'ora: fa un freddo indiavolato: ci sembra di esser ritornati ai primi giorni della campagna: si monta nel treno Fell, e ci si accinge a traversare le Alpi.
Il passeggio delle Alpi colla ferrovia Fell è una cosa imponente: il pauroso che si affaccia al vagone in tal traversata, son persuaso, che passa un cattivo momento: ma per noi, che tanto poco curiamo i pericoli, vi assicuro che è uno dei più attraenti spettacoli. Trovarsi in cima a burroni tanto scoscesi da perder gli occhi per volerne rintracciare la fine, vedere ogni tanto qualche picco, passare in mezzo a una neve perenne, osservare le centinaia di croci che in ricordo di disgrazie avvenute son seminate lungo la via, ti da un ebbrezza da farti pigliare la vertigine. Ah! potenza del progresso!… Quell'Alpi che Annibale e Napoleone giunsero solamente a valicare con tanta iattura dei suoi, or si sorpassano in poco più di quattro ore, e, quando sarà compiuto il foro del Moncenisio, i cui lavori non possiamo a meno di ammirare anche trasvolando quassù, il più imbecille dei commessi viaggiatori supererà i baluardi della natura, fino ora detti insuperabili, nel medesimo tempo che agli eroi ci voleva per muovere solamente di un passo una balestra o un cannone.
Traversiamo Modane: Modane è un grazioso, bizzarro e pittoresco paesucolo di case di legno, di capanne fatte alla peggio, ove abita la gran quantità degli operai che sono occupati ai lavori della ferrovia. Ci si beve una grappa eccellente: le donne vi posson trovare a qualunque ora un buon bicchiere di latte.
Il nostro guardatreni scende e ne sale uno nuovo, il quale fa presto amicizia con noi: ci dice in buona lingua Italiana che alla mattina ha accompagnato tre ufficiali dello stato maggiore italiano e che uno scese più avanti per studiar quelle posizioni. Gran meraviglia da parte nostra: tre ufficiali di stato maggiore che studiano, ma dunque in Italia voglion morire?!
Vediamo il forte d'Esilles.
—Ora siamo in Italia—Mi dice il guardatreni.
Sento allargarmi il cuore: un senso di dolcezza mi corre di fibra in fibra e ripeto, entusiasta agli amici: Siamo in Italia.