—E ora?—Mi risponde uno in tuono di dubbiosa ansietà.

—E ora che?… Di rimando rispondo.

—Come ci tratteranno i nostri padroni?

Restai pensieroso, ma uno, certamente più giovine e per conseguenza più poeta di me, prese la parola e schiccherò questo bel discorsino. Come vuoi che ci trattino?… Io lassù in Francia ho letto dei giornali e tutti dicevano bene di noi e celebravano le vittorie di Garibaldi: la nostra gloria, assicuratevelo, ha avuto un'eco potente nelle nostre città, quantunque avvilite e prostrate sotto il falso sistema che le corrompe, tenendole schiave: noi non siamo fuggiti: reietti dal governo Francese, pochi, senz'arme abbiamo vinto: i nostri compagni più cari, i giovini in cui l'Italia riponeva ogni sua speranza si son lasciati cadaveri: la morte ha falciato nelle nostre file con più animazione di quella con cui il colono falcia le spiche: poveri siamo partiti, più poveri siamo tornati: abbiamo affrontato fatiche che a narrarle soltanto possono sembrare impossibili, abbiamo fatto sempre il nostro dovere… come vuoi che ci accolga il nostro popolo, come vuoi che ci accolga il nostro governo? Abbiamo forse fatto disonore all'Italia? le glorie della camicia rossa non sono state oscurate: il nostro debito di graditudine verso la Francia è stato pagato; abbiam vinto, abbiam tolto una bandiera al nemico ah! non temete: il governo Italiano non si darà per inteso del nostro arrivo, e non ci farà dei soprusi… è impossibile!… La gloria Italiana si è arricchita di una nuova pagina, e chiunque si sente balzare nel petto un cuore che risponda degnamente a' sentimenti italiani, non potrà che applaudirci.

—Va bene—Gridammo noi tutti solleticati a tale speranza—Va bene—Viva l'Italia!

—Evviva tutti coloro che non son mai mancati al proprio dovere!…

—E che gli avversarii onesti sono in obbligo di rispettare…

—Come farà il governo Italiano!

—Susa!…—Grida in perfetto accento piemontese la guardia della stazione.

—Ci siamo!—Si grida noi tutti, emettendo un sospiro di contentezza.