—Viva la libertà d'Italia!—Si gridava tutti come pazzi per via, ed i carabinieri non ardivano di dirci una sillaba; anzi dalle loro fisonomie si vedeva chiaramente che avrebbero lasciato quell'incarico alle guardie di questura, che, tutte impettite, boriose si tenevano dell'arresto di giovani inermi nello stesso modo che avrebbero fatto, se avessero vinto la battaglia, più aspra che si sia combattuta, dacché mondo è mondo.
Giunti vicini alla Sanità, dove vedevamo sbarcare tutti gli altri, un carabiniere mi toccò dolcemente nel braccio e mi accennò un vaporino, la cui camminiera faceva fumo.
—Vede quello là?—Mi disse—Era preparato per loro, qualora avessero preso il largo.
Guardai e quello spauracchio mi fece sorridere; il grande edifizio navale non aveva che due cannoni, uno per parte e di un calibro così modesto, che sembravano, piuttosto giocattoli da bimbi che utensili da guerra. Oh!… se si fosse usciti dal posto, se si avesse cominciato a filare… se erano buoni a acchiapparci con quel trabiccolo, sarei stato contento di perder la testa!..
La barca si fermò: noi scendemmo. Diedi un'ultimo sguardo al porto, vidi il cammino del Var che fumava, e il battello che era in movimento! Oh come in quell'istante il mio pensiero ricorse alle cabine, dove ci eravamo sdraiati la sera avanti alla medesima ora: oh! come desiderai che il tempo ritornasse indietro di poche ore soltanto per non essere sicuro della barbara realtà, che ci opprimeva in quel mentre.
Moltissima gente si era affollata a due lati della porta che conduceva all'uffizio della delegazione del porto. Tra questa gente io vidi di nuovo i due scialli… Ma dunque, non ci abbonderanno più queste donne?
I volontari erano stati ammassati, pigiati in una stanzuccia; una guardia, con un coraggio da eroe, distribuiva ogni tanto qualche pedata a chi più susurrone e più curioso degli altri si azzardava a rivolgere qualche interrogazione. È un fatto: la polizia degli antichi sovranucci, che i monarchici d'oggi gabellano per tiranni e per despoti, non hanno mai usato dei modi schifosi che usano i questurini del nostro beatissimo regno: quando uno capita per caso tra le loro mani, può attaccare un voto, se per lo meno non ci lascia una costola, chè questa gente è molto feroce… quando l'individuo è in ceppi e puzza un tantino di repubblicano!… Chiuder gli occhi sui gallinai, fare il manutengolo ai ladri è permesso, ma lasciare in santa pace un soggetto pericoloso, un uomo che sbraita sempre perchè vuole esser riconosciuto per uomo… oh! questo è troppo! E il paterno governo, simile al giusto Dio che fa cader la grandine e i fulmini sul campo dei peccatori, deve aggravar la mano su coloro che hanno le sfacciataggine di urlare quando tutti dormono: i galantuomini non devono essere svegliati… lo impedisce anche il regolamento di Pulizia! Coroniamoci adunque di elleboro, sorbiamo il papavero che giorno per giorno ci ammanniscono i giornali governativi e, dacchè non abbiamo il coraggio di fare, abbiamo almeno il buon senso di darci ad un sonno profondo.
Un vecchietto, con li occhiali d'oro più giù che a metà del naso, rincantucciato in uno sgabbiolo di legno che faceva le veci di scrittoio, via via che si passava ci chiedeva il nostro nome, quello dei nostri parenti, il nostro domicilio e la nostra, professione.
—Possono partire—Gridò poco dopo con voce tonante il Bolis, Giove Tonante di quell'Olimpo di birracchioli e di guardie di tutte le qualità e di tutte le dimensioni.
Un applauso prolungato fece eco a queste parole; i giovinotti credavano di essere liberi… Poveri grulli!… Quale storia ci ha mai fatto sapere che il gatto si lasci scappare il sorcio dalle unghie?