Era intanto sceso giù da noi il macchinista, un bel tipo di Francese meridionale: un repubblicano a prova di bomba, che faceva parte del Comitato di Marsiglia e che anzi s'incaricava di condurre più gente che gli fosse possibile in quest'ultima città. La testa di quest'uomo era molto espressiva; fronte spaziosa e barba foltissima; con un berretto Frigio sul capo ti rassomigliava perfettamente uno di quei celebri convenzionali che tanto impaurirono ed entusiasmarono la Francia sullo scorcio del secolo decimottavo. Franco e leale egli cantava le cose come le sentiva, per cui alle parole del Polacco, che aveva terminato il discorso con mille elogi dell'eserciti permanenti, sola speranza di una nazione in pericolo (sic) alzava furiosamente le spalle, e finì borbottando: Noi non andiamo d'accordo.

—E come è vestita la cavalleria in Francia? Gli domandò il discendente di Sobieskj, che persino in viaggio era di un'eleganza ineccezionabile.

—Da soldato!—Rispose l'altro bruscamente e volgendosi a noi ci disse a bassa voce e in genovese—Dev'essere un imbecille, un soldato di ventura.

Tale opinione ci fu poco dopo convalidata; il nostro compagno di viaggio cominciò a parlarci delle sue conquiste, dei cavalli che aveva lasciato a Vienna e degli illustri parenti che aveva lasciato a Berlino, e terminò mostrandoci il ritratto della sua maitresse, una bella bionda che non in fotografia, ma in carne ed ossa avremmo desiderato avere davanti. Durante tutta la campagna non vidi più questo Pollacco; probabilmente come tanti altri avventurieri avendo veduta la malaparata sarà andato in cerca di fortuna migliore: chè la campagna di Francia ebbe questo di buono: pochi volontarii, ma i pochi ispirati e che dicevano e facevano davvero… ne diano prova luminosa le migliaia dei cadaveri che abbiamo lasciato lassù.

A mezzogiorno preciso il vapore si mosse; tutti salimmo in coverta. La giornata era superba, il panorama incantevole. Il nostro battello, che si poteva chiamare un guscio, tanto era piccolo, costeggiava la bella riviera che è una delle prime bellezze della bellissima Italia; noi non ci scostammo mai più di cinquanta passi da riva; si passava adunque vicinissimi a quei seni, a quei golfi che s'intersecano nelle montagne, ora ridenti per il verde delle piante, ora tristi per il cenerognolo dei molti uliveti, ora orride per il colore rossiccio delle pietre e per la mancanza di abitazioni; i cento villaggi, i pittoreschi castelli che si vedevano spuntare qua e là, e dominare superbi sulle vette delle colline e dei monti; le capannuccie dei pescatori a cui ad ora ad ora si scorgeva legata qualche barchetta, le onde leggermente increspate dal venticello che rapiva i profumi dalle piante del lido, e li offriva a noi ricreandoci, gli alcioni che apparivano a fior d'acqua, che si tuffavano e riapparivano scuotendo le ali immense, e il cielo tutto sereno, celeste come l'estesa superficie del mare ci facevano credere di essere in primavera, e ci facevano mandare un saluto dal profondo dell'anima alla terra dell'amore e della poesia, a quell'Italia che si biasimava, si vituperava vivendoci, ma che ora si sentiva di amare più di noi stessi. E a farlo apposta sembrava che l'Italia, quasi amante che si voglia tradire, si facesse bella di tutti i suoi vezzi per renderci più amara la dipartita.

Ci fermammo di nuovo a san Maurizio, e fu forza il pernottarci. Mi condonino i lettori la noia di tutti questi ragguagli: ne soffrimmo tanta noi della noia… che possono pazientare, anche loro, poiché poco più ora manca alla fine di questa escursione marittima.

Il mare si fece cattivo: un colpo di vento portò via tutte le panche che erano a poppa e dove ci eravamo seduti il dì innanzi: il nostro stato era deplorevole: lascio dapparte certe descrizioni che urterebbero il delicato sentire dei miei lettori e delle mie buone lettrici; lo stesso Capitano non sapeva più che pesci si prendere: l'equipaggio giurava per tutti i Santi del Calendario Cattolico di non essersi mai ritrovato in acque sì brutte. A Tolone si sobbalzava tanto nelle nostre cabine che si arrivava a picchiare capate terribili nelle asse del soffitto; è per sopramercato si era anche nel colmo della notte. È impossibile descrivere l'irritazione di cui eravamo in preda: lo sconforto si era impossessato di noi, e ci si aspettava di momento in momento di trovar la tomba, ora che si era arrivati in Francia.

Il tempo si calmò; altre cinque ore di viaggio, eppoi il Capitano ci chiamò sul ponte. Corremmo tutti. Un bosco d'antenne occupava tutto il porto: una magnifica città ci si stendeva davanti in mezzo a due picchi, sul primo dei quali si vedeva il campanile di una chiesuola.

—Quella è la Madonna della Guardia—ci disse il Capitano.—Loro sono a Marsiglia.

Finalmente ci si era!