Io lo guardai e sentii compassione di lui; io non ho mai creduto che l'impresa di Francia potesse riuscire, e, se andavo, era solamente perché reputavo un delitto per un republicano il non accorrere là dove si pugnava e si moriva eroicamente intorno al glorioso vessillo dell'umana emancipazione. Morire è nulla per chi ha un poco dì cuore: ma andando alla guerra ci son più probabilità di restare che di andare tra i più, e se quel povero diavolo l'avesse scampata, che avrebbe fatto? In Italia non poteva tornare dicerto, in Francia non sapendo una parola di lingua francese sarebbe morto di fame… Oh! quanti eroi vivono e moiono ignorati, in questo secolo falso in cui si inneggia all'effetto scenico dei bugiardi eroismi.

Questa volta ci si muoveva davvero; allorché io ne fui proprio sicuro mi addormentai profondamente.

Quando al mattino mi destai noi eravamo fermi.

—Venga pur su dai suoi compagni, mi disse un mozzo.

—Ma perché ci siamo fermati?

—Siamo a Savona: ci fermiamo fino a stasera.

—E avremo altre soste avanti di arrivare a Marsiglia?

—Oh!… sissignore! Per lo meno si sta dieci ore a san Maurizio.

I miei compagni, secondo il solito, più fortunati di me, erano stati messi nelle cabine di prima classe. Io li trovai nel così detto salone, nel quale ci si rigirava appena, tanto era piccolo!… ma pure lo avevan battezzato come salone.

Prendemmo un caffè, e si assise con noi un Pollacco, che bisticciava alla peggio un po' di francese: egli ci disse che veniva in Francia, e che era già stato ufficiale di cavalleria nell'esercito Austriaco e Prussiano, e per convalidare ciò che diceva, ci mostrò una fotografia, che aveva in tasca, dove era rappresentato in alta montura di ussero. Alla nostra domanda se pur egli avesse intenzione di arruolarsi con Garibaldi, fece una smorfia. e portestandoci di amare i volontari, ma di trovarsi al mo posto soltanto tra truppe disciplinate, ci fece noto il suo divisamente di entrare nell'esercito di Bourbaki, allora in formazione, io credo, a Châlons.