—Allora faccia lei… Stasera alle dieci sieno qui… se vogliono partire.

Cosa dovevamo fare per giungere alle dieci?.. Entrammo nella taverna della sera avanti… Ah! così ci fosse venuto un granchio alle gambe!.. Rivedemmo le simpatiche Ebi che con tanta grazia porgevano il nettare agli avventori, entusiasti delle loro bellezze, le rivedemmo, e ci attaccammo discorso; si parlò della guerra, della Francia, delle donne Italiane, che esse dicevano bellissime, delle prossime emozioni del campo, della moda, dei vestiti corti, del ciuco ammaestrato che facevano vedere sul porto, della guardia mobile, dell'esercito di Bourbaki e dei pasticcini di Strasburgo che non arrivavano più. Erano discorsi le più volte senza senso comune, ma che servivano ammirabilmente per farci ammazzare alla meno peggio qualche ora. Il male si fu, che le parole erano accompagnate dalle libazioni: le libazioni c'indussero a fare il dejuner, questo tirò dietro da se lo Champagne… Avevamo cominciato a sdrucciolare su una sgamba viuzza e ormai bisognava ruzzolare a rotta di collo per tutta la china. Il piacere di esser giunti finalmente in quella Francia, che da tanto tempo agognavamo, il trovarsi accanto a quelle vaghe ragazze, la generosità dei vini che avevamo trincato, la gioventù che ci bolliva nel cuore, ci avevano sprigionato tale un'allegrezza dalle più intime fibre, che, non sapendo più quello che si faceva, ridevamo senza alcuna ragione, folleggiavamo come se fossimo tornati bambini, si faceva le più strane proposte e tutte venivano approvate.

—Andiamo tutti in barca sul porto.

—Sì… sì… sul porto.

E prese a braccetto le due silfidi, ci avviammo versò il mare, traversammo la popolosa città e poco dopo eravamo in barchetta.

Io ero divenuto il cavaliere servente o per dir meglio il consigliere intimo della più giovine delle due vezzose sorelle. Essa chiamavasi Aissa, e nella sua vita disordinata, aveva veduto l'Affrica, la Spagna, l'Italia sempre con nuovi amanti, e cercando soltanto la voluttà vertiginosa dell'orgia; senza curarsi nè punto nè poco del mondo, delle convenienze sociali e di quel buon nome che si acquista soltanto col rispetto dell'apparenze, la capricciosissima figlia d'Eva, siccome farfalla, dì fiore in fiore aveva libato in tutte le sue forme svariate l'emozioni e i piaceri ed ora annoiata di tutto e di tutti continuava la sregolata sua vita, per far fronte alle spese pazze che sono la logica conseguenza degli sbalordimenti procacciati a bella posta per obliare il presente e per non pensare all'avvenire. La taverna non era che un pretesto; la vecchia padrona teneva quelle ragazze per accalappiare i merlotti, e mentre ritraeva da loro dei lucri non indifferenti, mentre non lesinava il denaro per vestirle con tutto il lusso immaginabile, mai era larga con esse dell'oro che così indegnamente guadagnava.

Aissa del resto era simpaticissima; aveva in sé qualche cosa di Orientale; i suoi occhi nerissimi ed umidi sempre indicavano chiaramente la di lei voluttà: due labbra tumide che reclamavano un bacìo; due mani da principessa; un piedino da vera Andalusa; insomma un boccone da fare escire dai gangheri un anacoreta!

Il mare era tranquillo: la campana della Madonna della Guardia sonava lentamente; ora l'ora poetica delle ricordanze; cento barchette in qua e là solcavano le onde. Noi ci sentivamo commossi; su' di un piccolo schifo, un sonatore girovago, uno di quei Napoletani che strascinano per i caffè il biblico strumento degli antichi profeti, fece echeggiare per l'aere una canzonetta patetica, molle, meridionale e noi rammentammo l'Italia, le sue belle costiere profumate d'aranci, il movimento delle nostre città, le amate fisonomie dei nostri amici, e dei nostri congiunti… la commozione era al colmo e il bello si è che al pari di noi erano intenerite le nostre compagne… E perché ciò ha da essere strano?.. Le reminiscenze sono il patrimonio degli sventurati, e pari alla rugiada del cielo vivificano i cuori… quelle povere donne erano certamente sventurate, e più oneste di tante che scroccano il nome d'oneste nel mondo, sentivano la santa voluttà di una lacrima, e trovavano una scusa ai loro trascorsi, immerse nell'imponente, nel sublime spettacolo della calma natura.

La nostra, escursione si prolungò per più di due ore; il momento; della partenza si avvicinava a gran passi; era mestieri dirci addio.

Riaccompagnammo a casa le donne.