Lione era seria; non il brio di Marsiglia per le sue vie sempre affollate di popolo, non il più piccolo movimento d'allegria negli eleganti caffè: moltissimi negozi chiusi, poche le donne abbigliate con galanteria ed anche queste non curate; un affacendarsi continuo vicino alla prefettura ed alla Mairie per sapere i dispacci, per strappare la notizia più piccola agli uscieri, ai galoppini, a qualche soldato. Quasi tutti coloro che si incontrava, avevano il berretto da guardia nazionale, alcuno non abbandonava mai il fucile; tutti poi erano muniti di sciabole o di pistole; vedemmo diversi a braccetto delle loro mogli, armati fino a denti, agitarsi a mo' degli ubriachi e vociare a squarciagola: Ah,., si viennent les Prussiens!,… Era proprio così; nessuno si sarebbe mosso per andare a incontrare il nemico, ma guai a lui se avesse osato di presentarsi fiu sotto le mura!

Le fortificazioni si rinforzavano; sulle piazze si vedevano parchi d'artiglieria, e capannoni di legno che servivano di rimesse ai cavalli; fanteria, lancieri, pollacchi, mobilizzati, compagnie addette alle mitragliatrici…; un esercito insomma; uniformi per tutti i gusti; una idea tale di resistenza da mettere anima in corpo all'uomo più vigliacco del mondo—Ma come mai ne hanno buscate—Si diceva tra noi—con tutti questi soldati che abbiamo veduto in due giorni?

Spuntava in qua e là, ma raramente, per le vie anche qualche berretto da Garibaldino.

—E come mai siete qua?—Domandammo ad uno di quelli che ci avevano colpito con tale sorpresa.

—Siam qua con Frapolli—Ci rispose questi ingenuamente.

—O perché non raggiungete il generale?

—Lo raggiungeremo quanto prima.

—E chi ve lo ha detto?..

—Il nostro capo!

—Ed è qui in Lione il vostro capo?