—Lo chiusero al principiar della guerra!

—E per bere come si potrebbe fare?

—Uhm!… Guardino là ci è una vivandiera.

Guardammo verso il punto che ci accennava quell'uomo e vedemmo difatti un pezzo di ciccia del peso di un centinaio di chilogrammi: quest'informe ammasso di carne in sottanina e cappello con piume, ci sembrò bella come un angelo, come l'Angelo che insegnò alla povera Agar la benefica polla che doveva rinfrancare di spirito e di vita l'assetato Ismaele. Le chiedemmo da bere…

—Non ce ne ho che pochi bicchierini… ma sono per quelli della mia compagnia.

—Va benissimo!… Borbottammo noi, emettendo un sospiro, che non poteva sembrare enigmatico a chicchessia!

—Meno male che poco ci abbiamo da attendere!—Esclamò uno di noi.

Aveva appena terminato di dirlo, quando venne una guardia e coll'accento più naturale del mondo ebbe il coraggio di dirci: Il treno di Lione è in ritardo, bisognerà che aspettino altre due ore.

Noi eravamo prostrati… Andammo alla pompa che è lì a pochi passi per rinfrescare la macchina: uno si mise a tirare come un facchino e gli altri bevettero, bevettero con rabbia, quasi per protestare che, se la fortuna ci era avara di vino e di liquori, essi se la ridevano di lei e gliela facevano in barba. Poi si andò nel magazzino, ci sdraiammo alla meglio su certi cassoni che vi erano e sonnacchiammo malamente quelle maledettissime due ore.

Il fischio della locomitiva ci richiamò a noi stessi e dopo pochi minuti eravamo tutti al nostro posto. Già da vario tempo avevo cominciato a inebriarmi delle mille fantasmagorie che sogliono produrre i beati momenti del dormiveglia, quando il treno si fermò; e vidi baluginare dentro il nostro vagone, all'incerto chiarore del lumicino, due fisonomie eteree, due di quelle fisonomie che ti strappano di bocca un grido di ammirazione, tanto le ti sembrano sovrumane: senza trarre il respiro, io le contemplava estatico e pensavo che seguitasse una di quelle belle visioni che tanto mi avevano entusiasmata la testa, pochi momenti innanzi: ma quale non fu la mia meraviglia, allorché io sentii posarmi sulle spalle una manina gentile, allorché un alito profumato mi carezzò dolcemente la faccia?—Ma è egli vero quello che si svolge davanti a me?—Riflettevo, quando una vocina simpatica, che mi s'insinuava proprio nel cuore, mi rivolse queste parole: