Il benefico Morfeo, ausiliato potentemente dalla fatica e dallo strapazzo che ci avevano martoriati in quei giorni, scosse i suoi papaveri intorno a noi, che ci addormentammo saporitamente. Con qual voluttà si dormiva! non il più piccolo sogno, nè piacevole nè triste, veniva a turbare la nostra quiete di morte: come si deve esser felici, quando siam morti! Non sentire, non vedere più nulla, esser nulla… ecco quello che devono anelare le anime generose, trambasciate, sbattute in quest'orrenda burrasca del mondo, dove giungono a salvamento solamente gli ipocriti e i vili.
Un urtone rompe l'incanto di quella calma. Che è? Siamo giunti a Tournus: sono le nove e bisogna trattenersi fino alle due. Meno male che troveremo qualche caffè, qualche bettola, pensammo tra noi e forse potremo anche riposare su coltri più o meno sprimacciate quattro ore.
»Chi mi darà la voce e la parola,
Per stimmatizzare degnamente questo iniquo paesucolo, in cui ci faceva capitare la nostra malvagia fortuna. Io consacro Tournus all'esecrazione di tutta la gente per bene; io auguro ai di lei cittadini che il naso ghiacci loro, come ci si era ghiacciato a noi quella sera.
La camera dei deputati quando parla Michelini è il luogo più popolato del mondo appetto a Tournus: noi non ponemmo vedere un abitante; picchiammo a due o tre osterie, non ci vollero rispondere: tirammo pedate da orbi alle porte, vennero i gendarmi a pregarci gentilmente che si smettesse; non un caffè aperto, non una finestra illuminata, non il minimo indizio di vita. Persino l'orologio del campanile della chiesa. maggiore era fermo e segnava le sette.
Nel mentre che noi avevamo dormito in vagone, la neve era cominciata a cadere ed ora ricopriva col suo bianco lenzuolo tutte le circostanti pianure; il freddo, il malessere in cui uno si trova quando viene svegliato di soprassalto, il desio intenso di bere che ci accompagnava, come l'angelo custode accompagna un cattolicone di quelli coi fiocchi, ci avevano procreato un'arsione, come se si fosse attraversato il deserto; e anelavamo un centellino di vino, come in circostanze normali si anelerebbe un milione.
I cittadini di Tournus non dovevano aver molto in pratica l'Evangelo; battete e vi sarà aperto, diceva il divino maestro, e noi battemmo colle mani, coi piedi, colle mazze: battemmo ovunque eravi un'insegna d'albergo e di trattoria, nessuno ci rispose: in qualche casa si sentiva metter la spranga. Tornammo tutti sconsolati alla stazione: la trovammo piena di gente sdraiata, che cantava in coro una litania d'invettive all'indirizzo di questo sconsacrato paese.
—Ma non vi è un Restaurant?—Domandammo a una guardia.
—Una volta ci era…
—Ed ora!