Rossi e gli altri, dopo il nostro arresto restarono in Livorno e giungendo ad eludere quell'oculatissima pulizia, poterono giungere al momento bramato di imbarcarsi su una piccola barca, colla quale si accingevano a intraprendere una traversata che mette in pensiero l'indolente e pacifico borghese che deve farla in piroscafo. Perseguitati dalla polizia che non si ristava un momento da pedinarli, con un tempo indiavolato essi poterono imbarcarsi verso mezzanotte, due miglia lontani da Livorno. Il mare metteva spavento: ognuno potrà facilmente rammemorarsi di quanto furono sconsocrate le giornate che nell'anno passato annunciarono l'inverno; perfido il clima, continue le pioggie, mai interrotte le burrasche; ora mi si mettano otto o dieci persone sopra uno schifo, atto solamente a fare delle passeggiate, eppoi se ne tragga l'unica conseguenza possibile, e la non può esser che questa: i bravi giovani erano decisi a giocare di tutto per raggiungere il loro scopo, e possedevano tempra, da reputarsi più che miracolosa in questi tempi di unversali debolezze e di codardia inesprimibile. Certo che chiunque avesse veduto quel piccolo legno, sbattuto in mezzo agli spaventevoli cavalloni, sempre a un pelo per far cuffia, sempre frisando gli scogli, sempre a pochi passi dalla morte, non poteva fare a meno di esser colpito da tanta sublimità, da tanta abnegazione, da tanto coraggio… Oh! non mi si dica, che ai dì d'oggi l'antica virtù è un mito nel mondo… oh! no… la virtù esiste: sarà a bella posta obliata; si tenterà di farla passare per pazzia, ma a dispetto di chi non lo vuole, essa trova sempre dei seguaci, dei seguaci che vivono e muoiono ignorati, ma che sono anche troppo superbi per ottenere tale oblio, nel secolo in cui i ciarlatani di professione, i codardi e colpevoli servitori delle corti e del vizio sono portati in palma di mano da una folla più di loro codarda e colpevole! La virtù la vìve, ma per volerla rintracciare, bisogna andare tra quella gente che è posta in quarantina dalla società degli uomini serii, bisogna rintracciarla nei bassi fondi sociali, tra la gente che soffre, lavora e muore di fame; simile in tutto alle perle che non si trovano che tra la melma.

Il vento impetuosissimo, i marosi che in conseguenza di questo avevano raggiunto tutto ciò che può esservi di più orribile per il marinaro, l'albero maestro troncato costrinsero i nostri giovani amici a fermarsi a Vada, piccolo paese della Maremma, distante a dir molto mezza giornata di cammino da Livorno.

Attorniati immediatamente dai carabinieri, essi dovettero ai sentimenti generosi dei buoni popolani di lassù, il potersi ridurre in salvo: si rifugiarono diffatti in un'abbaino, alle cui finestre non erano imposte, nè vetri, e che aveva tanto basso il soffitto da costringere chiunque v'entrasse, ad andarvi carponi. Vi doverono star sette giorni: senza un pagliericcio, senza un brodo che loro ravvivasse le forze già esauste; costretti a dormire, l'uno l'altro abbracciati, per scongiurare la veemenza del freddo Siberico, confortandosi e prendendo animo all'idea del santissimo sacrificio che per santissimo intento essi in quel mentre facevano, passarono in quella dolorosissima situazione degli istanti divini.

Riattato il piccolo navicello, essi a notte inoltrata poteron ripartire: a bordo vi erano viveri, ma essendo durato il viaggio per altri sedici giorni, i futuri difensori della repubblica, soffrirono anche la fame ed arrivarono sfiniti, cascanti, dopo cento altre peripezie a Bastia.

Nella capitale della Corsica, Rossi, Piccini, e i compagni, trovarono una perfidissima accoglienza: tutti ci dichiararono umanimemente che quegli abitanti, devoti alla causa Napoleonica, appena che ebbero odorato, che i giovinetti, sbarcati dal quel navicello, stracciati, ed in cattivissimo, stato, erano dei Garibaldini, non fecero che guardarli in cagnesco, non risparmiando loro certi atti villani, che sarebbero stati degnamente rintuzzati, se in quei momenti ragioni potentissime non avessero consigliato sangue freddo e prudenza.

Ricevuti come cani alla prefettura, trattati, quasi come pazzi al comando di piazza, guardati con diffidenza dal Mair, essi non si perdettero di coraggio e fiduciosi nel proverbio che l'importuno vince l'avaro, tanto almanaccarono, tanto scombussolarono, usando ora buone maniere, ora sgarbi, pregando e protestando, che alla fine furono imbarcati sopra un piroscafo, e inviati a Marsiglia, dove si erano già costituiti i due celebri comitati Garibaldini.

Credendo dì aver toccato il cielo con un dito, i bravi nostri amici salutarono Marsiglia, come il fanciullo che si è perduto nel bosco, saluta il cammino della casa paterna. E furono accolti a braccia aperte dal Comitato, ed i membri di questo furono loro cortesi d'incoraggiamenti e di belle parole; nè quando accamparono il loro desiderio di partir prontamente, fu fatta l'obiezione più piccola… Meno male che la fortuna qualche volta corona felicemente gli sforzi di chi ha sofferto—Pensavano i nostri, entusiasmati..—Oh sì, che la pensavano bene! Essi non erano giunti che alla prima stazione del Calvario che doveva menare, qualcuno di loro alla morte, e credevano invece di aver preso possesso della terra Promessa.

Frapolli aveva in quell'epoca il suo quartier generale a Chambery, e già stava instituendo un primo battaglione di fanteria a Montmèlian nell'estrema Savoia. Là furono diretti i nostri amici, i quali, non sapendo ancora, quanto fosse discorde il celebre grande Oriente della Massoneria dai disegni del Generale, andarono alla loro destinazione, allegri e contenti, con la ferma convinzione di raggiungere tra pochi giorni, l'invitto capo dell'armata dei Vosgi.

Arrivati alle loro destinazione essi trovarono tra i componenti del battaglione lo Stefani, venuto via pochi giorni avanti di Firenze. Quattrocento giovinetti erano già adunati, ma nessuno di loro aveva arme, nessuno di loro aveva il più piccolo distintivo che potesse contrassegnarli, come soldati. I superiori, si sfogavano, a rammentare ogni giorno, che presto anche loro sarebbero andati in prima linea, e intanto esortavano i dipendenti a fare delle esercitazioni, le quali tutte, si compendiavano in gite di 15, 16 e persino 20 chilometri, su quei monti, dove la neve si alzava sette o otto metri dal suolo. I continui strapazzi, tutti infruttuosi, il rigido clima di quelle alpine ragioni influirono maledettamente sulla salute di quei poveri diavoli di cui molti ne andarono allo spedale, mentre gli ufficiali passavano allegre serate, ravvivati da cene Lucullesche, che il loro capo scroccava ai buoni Massoni di quelle montagne; ragione questa per cui ogni ufficiale che dipendeva dal buon Frapolli si faceva di subito iniziare ai misteri della Massoneria!

Fu dato il comando del battaglione al Perla, a quest'eroe che ora è una delle più belle figure nel Panteon dei martiri della libertà: Perla, valoroso soldato delle nostre guerre dell'Indipendenza, patriotta di romana virtù, comandando una frazione del microscopico esercito del Frapolli, non si rese certamente complice dei bassi intrighi del suo superiore, e lo mostrò chiaramente quando tra i primi, raggiunse la legione del Garibaldi tra cui doveva incontrare così gloriosamente la morte.