—Vadano alla Madaleine e là troveranno i loro ufficiali… Loro non dipendono più da me… Io appena che ho accompagnato le spedizioni, me ne lavo le mani,

—A rivederlo!

—A rivederci!

Andammo allora al quartier generale; per quella mattina, non pareva che alcuna cosa alla più lontana indicasse qualche probabilità di un attacco da parte del nemico. I Prussiani difatti avevano sgombrato Digione, per concentrarsi; si aspettava, che dopo tanti giorni di quiete una gran massa di Tedeschi, col solito sistema che ha sempre guidato i movimenti di Moltk, piombasse sulla città principale delle Côte d'Or. Dicevasi anche che a ciò fosse stato pescelto il corpo d'armata del principe Federigo Carlo, perché a Versailles si voleva finirla una volta con questa riunione accogliticcia di giovanastri che rompevano anche troppo le scatole alle truppe più agguerrite e più disciplinate del mondo; ad ogni modo, e lasciando da parte qualunque interpetrazione a cui dava luogo questa continua inazione dei nostri nemici, quello che si può accertare si è che questi si erano allontanati parecchi kilometri da Digione; le nostre scorrerie, le recognizioni che senza posa facevano le truppe di linea, mai si erano scontrate con loro, e tutti insieme concordavano nell'affermare che di Prussiani non ci era il minimo segno in tutti i dintorni.

Garibaldi non si lasciava sfuggire questa bella occasione che gli fornivano i propri avversarii: tutti gli uomini che dipendevano dai suoi ordini a poco a poco si riunivano nella città dove egli aveva posto il quartier generale; come abbiamo veduto, il brigadiere Lobbia era stato da lui inviato verso la direzione di Langres dal lato di Parigi; Canzio era partito per definire la questione con Frapolli e portare all'Armata dei Vosgi, tutti quei volontari che fino allora si erano tenuti lontani dal teatro della guerra. Le circostanti colline formavano oggetto di studii speciali e si fortificavano alla meglio, come lo consentivano gli scarsissimi mezzi di cui il governo era largo con l'armata guidata dall'invitto Eroe dei due mondi.

Tutte le mattine alle quattro il generale esplorava la linea dei nostri avamposti. Esso percorreva l'immensa estensione in carrozza e sempre accompagnato da Basso: poi si riduceva al quartier generale da cui era ben raro che si muovesse durante la giornata. Il povero vecchio era torturato dai dolori attritici: ben di rado egli abbandonava le grucce, ma pure si vedeva sempre sorridere, sempre incoraggiare i soldati, beato di potere offrire anche una volta il suo braccio in difesa dei santi principii, di cui è sempre stato il più infaticabile apostolo e il più temuto sostegno. Ah!.. quanto ben differenti da lui erano certi arfasatti che si erano ficcati nello stato maggiore e pei quali chiunque è amico della verità, deve avere delle parole assai dure e dei rimproveri che nessuno può tacciare d'esagerati, perché naturali in chiunque abbia potuto conoscere vita, morte e miracoli di quella gente che si muove solamente da casa per speculare e per farsi ricca nel mentre che una nazione illaguidisce od è per subire le più grande delle sventure che la possa colpire, voglio dire le schiavitù. Gli appartenenti allo stato maggior generale, in buon numero erano francesi; io non intendo minimamente attaccare gli stati maggiori delle brigate, dove un Castellazzo, un Bizzoni, un Sant'Ambrogio, un Vichard, un Canessa, e tanti altri, di cui noi non potemmo sapere il nome, si coprirono di gloria e si mostrarono pari alle generosissime idee che sempre gli hanno guidati. Io parlo soltanto di quei famosi strategici, che dipendevano direttamente dal generale Bordone.

Qui devo dire alcune parole di questo generale da alcuni troppo abbattuto, da altri troppo esaltato. Io non voglio riandare la vita passata del nostro capo di stato maggiore; mio compito è il riveder le buccie a coloro che giraron nel manico durante il periodo che noi fummo in Francia e non quello di nototmizzare le faccende trascorse che a noi non riguardano, e delle quali noi non abbiamo a curarsi: noi pensiamo che chi ha intenzione di far bene, e traduce in atto questa intenzione, certamente si riabilita da ogni peccato che possa aver contaminato la di lui fama antecedente.

Bordone era zelantissimo per il bene dei suoi sottoposti: Bordone aguzzava di minuto in minuto il suo ingegno, si arrovellava, non dormiva pur di fare all'esercito Garibaldino tutte quelle agevolezze che da lui dipendevano. Infaticabile sempre, importuno col governo di Tours egli era giunto ad ottenere armi, denaro, concessioni. Di più, se si pensa, che rimanendo lui nel suo posto, toglieva all'ambizioso Frapolli ogni speranza di poter comandare a bacchetta, bisogna convenire che la cosa migliore per noi era che rimanesse quello che ci era, invece che venisse fuori uno nuovo che probabilmente avrebbe mandato in perdizione le nostre povere cose. Lobbia avendo lasciato lo stato maggiore per assumere il comando della seconda brigata aveva condotto con se il Castellazzo, nome a cui qualunque elogio sarebbe superfluo; caro a chi ama la letteratura, come a chi ama la guerra; eroe in tutte le battaglie che si son combattute, autore del Tito Vezio negli ozi della pace, in quegli ozi dove tanta gente che fa professione di far le campagne si butta sull'imbraca e fa rivoltare lo stomaco alle persone perbene.

Partiti questi, lo stato maggiore rimase molto, ma molto barbino. Mi rincresce dover dir male di nostri compagni, me ne piange il cuore, ma il culto della verità deve esser sacro per chi scrive e le segrete tendenze dell'anima devono essergli sacrificate.

La più completa assenza di nozioni strategiche si poteva chiaramente osservare in quelle sale dove si dormiva di giorno e dove molte volte si giocava di notte: cosa quest'ultima che fece esclamare ad uno dei nostri amici assai noto per le freddure, che stato maggiore più solerte del nostro era inpossibile ritrovare, avendo i suoi membri ad ogni ora in mano le carte. Una caterva di giovanotti raggruzzolati non si sa come, certa gente di cui è bene non dir cosa alcuna, poiché stando alle dicerie generali, i di lei fatti insudicerebbero troppo le pagine di qualsivoglia libro… ecco a un dipresso, fatte poche eccezioni, quale era il corteggio di Bordone. Oh! se non fosse stata la mente del Generale, il valore e l'intelligenza dei quattro che comandavano le brigate, l'innegabile slancio dei volontari, per il nostro stato maggiore se ne poteva passar delle belle, e i Prussiani potevano agevolmente circondarci in Digione, come avevano circondato a Metz il famigerato Bazaine.