Bisogna esser giusti: nell'ultimo periodo della campagna i volontarii non erano armati malaccio: i Carabinieri Genovesi avevano per esempio delle buone carabine Spencer, con sette colpi di riserva nel calcio: unico danno come diceva, poco anzi, era la difficoltà con cui potevano adoperarsi da mani inesperte; per cui avrei reputato cosa molto migliore il dispensare fino dal bel principio quei Remingtons che furono dispensati, come sempre succede, quando non ce ne era più alcun bisogno.
Ai nostri soldati non si distribuiva alcun rancio: si dava loro un franco il giorno, se erano di fanteria; uno e venticinque centesimi, se di cavalleria: questo provvedimento, se era molto noioso per quando le truppe si trovavano in marcia o nei passetti, era assai comodo per quando le si trovavano in Digione. I cittadini non si potevano infatti mostrare nè più ospitali, nè più generosi: accoglievano a braccia aperte nelle loro case i giovani loro difensori e li trattavano cavalierescamente. Gran bella città Digione—mi diceva un mio amico—anche con pochi soldi ci è da farsi un peculio!… È un fatto che gli abitanti delle Côte d'Or ci volevano un ben dell'anima; bastava che le trombe del Tanara suonassero la ritirata perché s'improvvisasse una dimostrazione con grandi evviva a Garibaldi e all'Italia; allorchè fu data onorata sepoltura nel cimitero alla salma del bravo tenente Anzillotti, tutta la popolazione prese parte alla cerimonia pietosa, ed assistè religiosamente ai discorsi del Tanara e di Canzio, quantunque fossero proferiti in lingua italiana: si erano troppo assaggiati i soldati della grazia di Dio per non fare buon viso ai soldati della Libertà.
La concentrazione di truppe continuava: giungeva pure in Digione l'altra legione italiana comandata dal Bavelli: questa era costituita di tre battaglioni, della forza di circa quattrocento uomini per ciascheduno; se il nome del comandante giungeva a tutti nuovissimo, vi erano sotto di lui bravi soldati e bene esperimentati patriotti. I maggiori Pastoris, Ravá, i capitani Becherucci, Romanelli, Sartori, il tenente Ademollo e tanti altri che non cito, perchè ciò troppo mi trarrebbe fuori dal seminato. La legione era organizzata militarmente più di ogni altra; aveva anche una piccola fanfara, nè eccellente, nè perfida, ma lassù applauditissima.
Il trovarsi tutti riuniti produsse un brio generale: mai le strade della capitale della vecchia Borgogna hanno assistito a un movimento, a un brusio simile a quello di queste belle serate: ogni poco si riconosceva qualcuno: ogni poco uno schioppettio di baci ti solleticava dolcemente l'orecchio; e conforti reciproci, e augurii di future vittorie, e strette di mano e ricordi del passato s'incrociavano, si avvicendevano tra i varii individui. Oh!… Chi ci rende quei momenti felici in cui non si pon mente al domani, in cui, tanto vicini alla morte, si ritrova la calma e l'allegria del fanciullo, in cui lasciata ogni maschera di convenienze sociali, si parla col cuore sulla bocca, e si dà l'ultimo soldo all'amico, persuasi di non fare nemmeno una gentilezza, ma di adempire a un dovere!.. E ancora qui dal tavolino della mia camera, raffazzonando questi appunti, io vi veggo sfilare a me davanti, o simpatici volti dei miei compagni d'arme, e mi par d'esser tornato in mezzo alle vie rallegrate dal vostro chiasso e dalle vostre canzoni: molti di voi non sono più, ma se soltanto chi lascia eredità d'affetto ha gioia dall'urna, voi vivrete eternamente nella memoria del popolo, come vi giuro, che eternamente vivrete nella mia.
All'oscuro, come eravamo, sui movimenti del nemico, tutti noi eravamo convinti che Garibaldi avesse intenzione di tentare un gran colpo. È pur la brutta cosa esser soldato!… Non saper mai nulla su quello che hanno intenzione di fare i superiori ed avere in capo una curiosità, come avevo io!
La nostra perplessità non poteva durare molto a lungo: la domenica, 15 gennaio, una guida che doveva portare un dispaccio al Maggiore Farlatti, tornò quasi subito, annunciandoci che a poco più di tre chilometri dalla città vi erano i Prussiani. In questa stessa domenica, passeggiando lungo il viale del Parco, bellissima passeggiata con un getto d'acqua assai da ammirarsi, mi sentii toccar leggermente sulle spalle. Mi voltai immediatamente, e non potei fare a meno di proferire un grido di stupore.
Quella mano che mi aveva così gentilmente toccato, era la mano d'Aissa. La gentile ragazza indossava un bellissimo costume da vivandiera, tutto in velluto nero; il suo piedino aristocratico faceva mostra di tutta la sua eleganza, a causa della corta sottana; un piccolo rewolver le stava alla cintola… era insomma un bel tipo.
—Voi qui?—Le dissi.
—Mi credevate incapace di mantenere una promessa.
—No… ma… e con chi siete?