—Hai ragione: in due salti, vado e torno

Scendo in strada: un movimento da dar la vertigine: un correre da tutte le parti: un ritirarsi continuo dei cittadini dentro le porte: a tutte le cantonate squilli di tromba che chiamavano a raccolta; e un chiudersi di botteghe, un vocìo di donne che dalle finestre si raccomandavano.. insomma una desolazione, uno spavento tale da non farsene idea; spavento e desolazione che non hanno altro riscontro all'infuori di quello prodotto da false notizie nella serata del ventitre.

Via via che mi inoltravo verso la piazza, vedevo battaglioni di guardia mobile che s'indirizzavano verso le porte della città; il contegno di queste genti non era bellicoso di certo e sembravano più montoni condotti al macello, che difensori di un sacrosanto principio. Difaccia alla Mairie incontrai la legione Tanara: i Garibaldini cantavano. Addio mia bella addio e interrompevano l'inni, soltanto per prorompere in acclamazioni entusiastiche alla Repubblica e a Garibaldi. Eppoi mi trasvolarono difaccia agli occhi due batterie con i cavalli a trotto serrato; quindi venne la volta della brigata Ricciotti; il simpatico giovane era alla testa, ed i suoi Francs tireurs, col volto raggiante di gioia, colla testa alta, col passo accelerato, quasiché loro tardasse il trovarsi a fronte col'oppressor della Francia, avevano intuonato il magnifico inno dello Chenier:

C'est la republique, qui nous apelle . . . . . . . . . . . . . Un Francais doit vivre pour elle Et pour elle un Français doit mourir.

—Dunque ci siamo per davvero?—Dicevo tra me e me, esaltato anche io dalla febbre generale, trascinato dal potentissimo fascino dell'entusiasmo—A rivederci a fra poco, o giovani soldati della libertà, o eroica falange dei pochi che tra l'ignavia dei più vogliono essere gli apostoli, i rivendicatori dell'umanità conculcata!… molti di voi stasera non risponderanno all'appello, le vostre file diraderà la mitraglia: siete giovani, ardenti, pieni di salute tra poco sarete mutilati…. e che importa?.. Il vostro nome resterà eterno sulle labbra dei reietti e dei diseredati, unica gente che ha cuore, essi insegneranno ad adorarvi, siccome martiri, ai figli, e voi non morirete del tutto…

"……. Ai generosi,"
"Giusta di gloria dispensiera è morte."

Arrivai dal ciabattino; lo stivale era nell'identico stato di quando era entrato in bottega; lo agguantai non senza stiacciar qualche moccolo e a passi di corsa ripresi la via.

Io sono molto nervoso, e la fantasia in me è proprio un cavallo che non sente alcun freno: quel movimento, quelle grida, quell'entusiasmo mi avevano dato il capogiro ed io saltava come un pazzo, agitando lo stivale, in mezzo alla folla. O.. sentite un po' cosa mi va a capitare per dato e fatto di quei baggei di mobilizzati, allucinati, secondo il solito, da una paura birbona!….

Il vedere un'individuo, vestito metà da cittadino e metà da soldato, vederlo andare di corsa ed esaminando la di lui fisonomia che certo non era francese, fece nascere in quei cervelli balzani l'idea che l'individuo in questione non fosse che una spia dei Prussiani. Immaginatevi dunque che bella improvvista mi si preparava: giacché colui che veniva preso di mira non era altri che il signor Mestesso. Chi sa da quanto tempo io era pedinato da coloro che invece di correre in faccia al nemico preferivano restare in città, ad arrestare chi voleva andarci; io non mi era minimamente avveduto di nulla. Allo svolto di Rue Piron, mi rattiene nella disordinata mia fuga, un braccio che mi avvinghia alle spalle: mi volto per rispondere per le rime, al villano che si azzardava fermarmi e mi veggo in men che si dice, circondato da una folla di gente, che mi squadrava in cagnesco, e che emetteva grida tutt'altro che rassicuranti.

—Cosa volete?—Proferii io maravigliato.