“La fin du romance offre... des différences de détails dans plusieurs leçons. Dans une version catalane, sans doute peu ancienne, un ange intervient, et apprend au mari, à l'instant où il va tuer sa femme, que Dieu a frappé le roi et l'infant [ V. Pelay Briz, Cansons de la terra, cants pop. catalans, Barcelona, 1866-77, t. III, p. 33].„ Puymaigre, Romanceiro, p. 235.

“L'épisode qui fait le sujet de notre romance a été plusieurs fois mis au théâtre. Il l'a été en Allemagne par Schlegel, en Espagne par Guillen de Castro, par Jose Milanez, par Mira de Mesca, sous le titre de Conte Alarcos, et par Lope de Vega, sous celui de la Fuerza lastimosa. Dans cette pièce le dénouement est heureux. Ce n'est pas le comte Enrique (Alarcos), comme le croyaient le roi et l'infante elle-même, qui a surpris les faveurs de la princesse; c'est le duc Otavio. Le quiproquo se découvre à temps pour que don Enrique ne soit pas contraint de tuer sa femme, et le vrai coupable épouse l'infante.„ Lo stesso, ivi, p. 234-35. Valga il vero; se uno scioglimento sí fatto poté mandare a casa contente le nervose damine ed i buoni borghesi di Madrid e di Siviglia, si vede alla prima come non abbia quasi piú ombra di quel patetico e di quella impareggiabile efficacia, che sollevano il rozzo canto popolare alle piú gloriose altezze dell'arte.

Alcuni passi di questa romanza, come pure di altre, hanno corso anche oggi sotto forma prosastica. V. Coelho, Romances sacros, oraçoes e ensalmos populares do Minho, in Romania, A. 1874, p. 263.

[21] Nella romanza il Conte Alarcos, la mano dell'Infanta era stata chiesta dal principe d'Ungheria. Trovo bensí rammentata la Normandía qualche altra volta nell'antica letteratura spagnola; per es., al cap. XXII del Don Paolo de Segovia, romanzo di Francesco de Quevedo-Villegas, dove parlasi di certa commediaccia composta da non so quale istrione, in cui si vede un re del su mentovato paese farsi eremita senza una ragione al mondo.[22] Fino al sec. XV, ai re davasi per lo piú in tutta Europa il titolo di Altezza; all'imperatore soltanto si diceva Maestà. Chiamarono Altezza anticamente anche il papa.[23]

“Quest'era il Re d'Algier, che per lo scorno che gli fé sopra il ponte la Donzella, giurato avea di non porsi arme intorno, né stringer spada, né montare in sella, fin che non fosse un anno un mese e un giornostato, come Eremita, entro una cella ecc.„ Ariosto , Orl. Fur., C. 46, ott. 102.

“... voglio io che tu mi facci una grazia, che che di me s'avvegna, ove tu non abbi certa novella della mia vita, che tu m'aspetti un anno et un mese et un dí senza rimaritarti ecc.„ Boccaccio, Decam., Gior. X, N. IX, p. 341-42 dell'ediz. di Parma, 1814. Oltre a moltissimi raffronti popolari d'ogni paese, potrei recarne parecchi altri di antichi scrittori italiani in prosa ed in versi; ma bastino i due citati.

[24] Cfr. la copla andalusa:

“Cuando te veo con pena, en mi no reina alegria: pues como te quiero tanto, siento tu pena y la mia.„

F. Caballero ( Cecilia Bölh de Faber ), Cuentos y poesias popul. andaluces, Leipzig, 1866, p. 137.

[25] “Na versão castelhana a condessa reza e não é feia a sua preghiera: mais bonito e mais poetico é o pensamento do cantor portuguez, que lhe não dá nem animo para rezar.„ Hardung, 1, p. 167, in nota. Osservazione giustissima.[26] Il testo: “Adeus flor da Alexandria!„ Spero che i lettori intelligenti non vorranno farmi carico di questa piccola mutazione, che a parer mio non riesce dannosa né all'effetto né al senso.[27]