Con queste cifre significative alla mano, si spiega il grido d'allarme gittato non molto prima dell'arrivo dei Francesi nel Veneto dal generale Salimbeni; grido che se parve a taluno troppo pessimista a tal'altro sembrò perfino sospetto di fellonia. Ed i bossoli del Maggior Consiglio e del Senato, come si è detto più sopra, ne sanno qualche cosa.

«I nostri vecchi soldati—scriveva il Salimbeni al Savio alla Scrittura Iseppo Priuli—sono oramai diventati sentina d'ogni vizio. Bisogna separarli nelle fazioni della piazza (di Verona) dalle cernide, ma non è possibile di separarli anche nei quartieri dove hanno alloggio in comune»[102]. Ed il Salimbeni proponeva sommessamente al Savio di allontanare gli Schiavoni più facinorosi da Verona, e più specialmente le compagnie dei capitani Missevich e Valerio, «le quali venute dalla Dalmazia sono da sostituirsi con altre… per preservare le cernide dal contagio dei vizi».

Il Savio Iseppo Priuli non ascoltò la proposta ed il destino serbava a
Buonaparte di farla accogliere con la forza.

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Gli Oltremarini erano ordinati in 11 reggimenti contrassegnati dal nome del rispettivo comandante oppure da quello del circolo di reclutamento più cospicuo. Nel piedilista del 1° settembre 1776 quei corpi erano descritti come segue: [103]

Reggimento Bubich, Selich, Scutari, Sinj, Matutinovich, Craina, Minotto, Rado, Macedonia, Dandria e Bua. Ciascun reggimento contava di regola 9 compagnie, o raccolte per intero in uno dei grandi riparti territoriali della Serenissima, o suddivise tra i riparti medesimi e le navi armate. Faceva però eccezione da questa regola il reggimento degli oltremarini del circondario di Sinj, il quale contava 11 compagnie ripartite nelle province d'Italia e di Dalmazia. La maggior forza di questo corpo era dovuta all'importanza militare del territorio nel quale esso si levava, ed al valore e numero dei castelli di frontiera che in esso esistevano (Spalato, Salona, Clissa, Sinj ecc.).

Secondo le tabelle organiche di formazione, approvate dal Senato, il reggimento di oltremarini non doveva superare la forza di 432 uomini, ciò che stabiliva l'effettivo delle compagnie in una media di 54 presenti ognuna. Tale forza non era però mai effettiva, neppure nei periodi di neutralità o durante i mesi del completo armamento delle due squadre, grossa e sottile, quando trattavasi cioè di spedizioni marittime o di crociere di maggiore rilievo. Così nel 1787, al tempo delle imprese di Angelo Emo, presero imbarco il 1° marzo del detto anno sulle navi armate in guerra ben 19 compagnie di fanti oltremarini, ma essendo tale contingente troppo scarso nella sua forza complessiva di un migliaio di uomini appena, convenne ricorrere al complemento dei reggimenti italiani, i quali fornirono altre 12 compagnie alla squadra, oltre alle 19 fornite dagli Schiavoni.

Alla vigilia dell'arrivo dei Francesi nel Veneto gli oltremarini avevano 24 delle loro compagnie dislocate in Terraferma, con una forza complessiva di 1648 uomini compresi i rinforzi dovuti alle craine [104].

Tutte queste compagnie erano ripartite come segue: A Verona, Legnago e
Peschiera 9, a Brescia con il castello di Orzinovi 4 1/2, [105] a
Bergamo e contado 3, a Crema mezza compagnia, al Lido, con Chioggia e
Capo d'Istria 7 compagnie.

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