I soldati del tempo oziavano molto, e nell'ozio sfibrante e prolungato che li logorava gli elementi più torbidi degli ingaggiati avevano modo di compiere un vero e proprio corso di perfezionamento. L'azione degli ufficiali non rappresentava di certo alcun freno in questi moti, perchè essa si limitava al controllo delle cifre sui registri, alla sorveglianza del maneggio d'armi nei cortili delle caserme e dei castelli, e si arrestava alla soglia delle camerate che perciò restavano abbandonate a sè medesime ed ai propri inquilini in un vero stato di abbiezione morale e di miseria materiale.

Al tocco del tamburo, che batteva la diana ogni mattina all'alba, cominciava il giornaliero servizio sulle navi armate e nelle caserme. I soldati si levavano dai loro giacigli, composti di regola della semplice schiavina, o rozza, coperta da letto gittata semplicemente sulle nude tavole, o più spesso sul terreno sul quale essi dormivano quasi sempre vestiti.

I paglioni, o pagliericci, vennero a mitigare la durezza di queste vita dei soldati della Serenissima soltanto verso la sua fine, e più precisamente a principiare dall'anno 1781; e furono limitati dapprima ai presidi delle più notevoli fortezze ed in particolari circostanze di servizio[106].

Le guardie rappresentavano il pensiero dominante della vita di guarnigione, epperciò il soldato semplice era anche denominato con l'appellativo di fazioniere, come che quello fosse il suo ufficio esclusivo. Nel servizio territoriale era impiegato ordinariamente un terzo della forza, del qual costume è rimasta traccia fino ai giorni nostri nella norma regolamentare la quale prescrive che il soldato debba avere almeno due notti libere per una passata in sentinella. Le esigenze della società del tempo, il grande numero delle magistrature militari e la frequenza delle risse tra i soldati moltiplicavano a dismisura i posti di guardia. Così vi erano gran-guardie nelle principali piazze delle città fortificate, guardie d'onore alle primarie cariche militari del luogo, agli ufficiali superiori del reggimento, e così via. Valga ad esempio il seguente specchio delle guardie della città di Verona, nell'anno 1794 [107]:

MUTE GUARDIE E PORTE
Capitani
Subalterni
Sergenti
Caporali
Tamburi e pifferi
Fazionieri
Totale

Artiglieri
Guardia di S. E.
il capitano e podestà [108] — 2 1 2 2 37 44
Croati
Guardia detta di
cavalieri
al medesimo. — — — 1 — 11 12
Italiani
Guardia di S. E.
il tenente generale
comandante [109] 1 2 1 1 2 24 31
Guardia alle bandiere
dei reggimenti — — — 7 — 35 42
Picchetti dei reggimenti — 5 — 6 — 36 47
Gran Guardia 1 1 1 2 2 24 32
Porta Nuova — 1 1 1 1 20 24
Porta San Zeno — 1 1 1 1 20 24
Porta Vescovo — 1 1 1 1 20 24
Oltramarini
Porta San Giorgio — 1 1 1 1 16 20
N. 2 pattuglie — — 2 2 2 16 22
Castello San Felice — — 1 1 — 8 10
Id. San Pietro — — — 1 — 6 7
Ospedale delle Milizie — — — 2 — 8 10
Guardia in Ghetto — — — 1 — 5 6
________________________________
2 14 10 30 12 279 355

Nè è forse fuori luogo ricordare a questo punto anche il servizio di guardia che le truppe prestavano nelle isole e nell'estuario di Venezia, nel 1792 [110].

Guardia al Lido, 44 uomini; appostamenti e feluche di sanità al Lido, 24; feluca S. Erasmo, 8; feluca Tre Porti, 8; Falconera, 8; Carvale, 8; Porto Quieto, 8; sciabecco del canale dei Marani, 12; feluca del canale dei Marani, 12; due feluche a Poveglia, 16; feluca S. Pietro in Volta, 8; feluca di Fisolo, 8; feluca delle urgenze 8; fusta, 24; sciabecco Po di Goro, 48; feluca Po di Goro, 8; feluca Malamocco, 8; seconda feluca di Malamocco, 8; servizi vari di guardia alle reclute, alle caserme ecc., 60. Totale, 308 uomini comandati a Venezia e nell'estuario in giornaliero servizio da «fazionieri».

* * *

Al distacco della guardia, fatto con solennità intorno al mezzodì, tutta la truppa prendeva le armi. Si faceva l'appello per segnalare i disertori, si leggevano gli ordini, si dava una sommaria occhiata alle armi ed agli abiti, dopo la quale funzione la vita militare formale cessava di regola per riprendersi l'indomani alla medesima ora.