I documenti di tali sensi di ossequio, come pure la presunzione che essi avrebbero corrisposto al caso di una reazione improvvisata non facevano difetto nelle masse rurali nelle quali le cerne si reclutavano. Nella primavera del 1796 i contadini del Bergamasco, sorpresi dalla mareggiata giacobina nelle loro campagne in fiore, affluivano a torme al capoluogo della terra, si accalcavano allo sbocco delle vallate, si armavano ed eccitavano il loro podestà Ottolini ad organizzarli in vasta e tenace guerriglia e capitanarli nel nome della patria in pericolo.
«Non sarà però molesto a V. E.—scriveva l'Ottolini al Doge, il 2 giugno 1796—se, con la mia solita ingenuità. confermo esser sempre vivi i miei timori sulle direzioni della popolazione all'arrivo dei Francesi. Ravviso anzi in generale una tale e tanta animosità contro di essi, che attribuirò sempre ad un tratto di fortuna se non succede inconveniente, sebbene dal canto mio faccia tutto il possibile per evitarlo. Ho rinnovato quindi le commissioni di fare stare tutti tranquilli ai capi dei comuni ed ai parroci della città e provincia, ed impegnai i sacerdoti a secondarmi con tutto il fervore possibile»[120].
Non molto tempo dopo, accompagnando lo stesso Ottolini una proposta fatta dai campagnuoli bergamaschi al Doge, di levarsi cioè a massa, quel magistrato soggiungeva:
«In relazione a quanto ebbi a rassegnare alla E. V. intorno alle spiegate generose impazienze di numerose popolazioni delle vallate di questo territorio, di esporre tutte volontarie le vite proprie per la difesa e la gloria del Principato, precise come sono e confermate in reale proposizione accolta dall'universale uniforme voto dei rispettivi consigli, mi formo dovere di assoggettarla devotamente a cognizione di V. E. raccolta nell'unita parte (deliberazione) del General Consiglio… con cui si offrono a pubblica disposizione 10,000 uomini riuniti delle loro armi, tutta gente scelta, capace e ben diretta, che può prestare un ottimo servizio… desiderosa infine di sacrificarsi per la perpetua e felice costituzione loro sotto il Veneto dolcissimo impero» [121].
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Adunque, se a questo slancio delle popolazioni rurali soggette a Venezia avesse corrisposto l'opera prudente e cosciente del governo della Repubblica, si sarebbe per certo acceso sui fianchi e sul tergo degli eserciti di Napoleone Buonaparte nella loro marcia dall'Adda all'Isonzo un terribile incendio reazionario da Vandea[122].
In realtà, al tempo di cui si parla, la Serenissima aveva preso oramai il suo partito riguardo alle milizie paesane ed alle cerne, il partito grigio delle mezze misure, dei compromessi e dei destreggiamenti, tutto proprio delle individualità e delle collettività fiacche e malate. Alle prime novelle della rivoluzione di Francia, il Senato aveva deciso di risciorinare la vecchia e comoda divisa della neutralità armata, quella medesima che aveva servito così bene a nascondere le magagne della Serenissima, nel 1701, nel 1735 e nel 1743.
Ma, dileguatasi alquanto l'impressione del primo momento, si vide che quella vecchia e sdrucita zimarra della neutralità in armi si rivestiva in circostanze ben diverse da quelle degli anni precedenti. La Serenissima era minacciata questa volta da un lato dalla nuova Francia nelle basi del suo reggimento politico e fors'anco nei suoi domini, e dall'altro dall'Impero che, per ragioni di frontiere e di militari interessi, poteva violare la proclamata neutralità ad ogni occasione propizia. La Serenissima doveva quindi essere pronta a tutelare un bene senza disporre della necessaria forza per allontanare il male.
In questi frangenti l'unica forza e speranza erano le cerne. Per rimetterle in valore si presentavano due partiti: l'uno derivato dalla consorteria conservatrice militare veneta, l'altro dal piccolo nucleo dei riformatori. Il primo caldeggiava un largo e fecondo innesto delle cerne nelle truppe prezzolate, per scansarle dalla prossima morte mediante una trasfusione di sangue rigoglioso in un corpo infermo, e proponeva quindi un amalgama; il secondo partito mirava invece decisamente a soppiantare i regolati ed a surrogarli senza compromessi di sorta con le milizie paesane.
Vinse il partito dell'amalgama, dopo molte discussioni accademiche sui pregi di un metodo e sugli svantaggi dell'altro, mentre il vento di fronda che veniva dalla Francia si era oramai tramutato in procella.