Fino dalla primavera del 1791, il Savio aveva esortato le primarie cariche militari a riunirsi per concretare i provvedimenti più adatti a riordinare le cerne.
Per questi studi mancavano però i dati di fatto, poichè la costumanza delle mostre generali e dei mostrini era passata in dissuetudine come un'anticaglia, sicchè convenne attendere ancora un'altra primavera per riordinare i ruoli e raggranellare gli inscritti, «essendo questi quasi tutti ammogliati, laonde si credono dispensati, quantunque non cassi, oltrechè non sono poche le emigrazioni nel territorio e le morti avvenute da tempo»[123].
Finalmente, nella primavera del 1794, le cerne riapparvero alla luce in uno degli ultimi tramonti della Serenissima. La fusione di esse con i regolati era allora al sommo dei pensieri del Senato, «che si proponeva, non già di ripetere da questo corpo una truppa agguerrita, capace di marciar subito tutta unita e direttamente contro il nemico, ma bensì un corpo da potersi, tutto o in porzione, prontamente unire alle altre truppe… disposto ad essere in assai più breve tempo delle reclute comuni istruito nelle militari evoluzioni, reso capace a presidî, difese e battaglie. Tale essendo il servizio che da esso corpo si propone di ritrarre il Senato, basterà disporre quello che può essere atto a preparare ed ottenere dalle cerne subito l'occorrente da poter divenire, con poche istruzioni, un ottimo soldato»[124].
Ma per questo amalgama—compiuto per di più in evidente condizione di inferiorità delle cerne rispetto ai regolati—occorreva una certa misura tra gli elementi da fondersi, affinchè riuscisse una forte e vigorosa combinazione non già un miscuglio instabile. Si addivenne così al partito del sorteggio, ossia all'estrazione tra le cerne, ed all'adozione di una ferma biennale da attribuirsi a quei descritti cui sarebbe toccato in sorte di amalgamarsi con i regolati.
La costumanza d'altronde aveva qualche precedente nei periodi delle neutralità anteriori, specie nel 1703 e nel 1709[125], sicchè fu accolta dalle masse campagnuole con uno spirito di rassegnazione che parve superare le aspettative. L'esempio del piccolo ma forte Piemonte—rievocato a proposito dal Fontana ambasciatore Veneto a Torino—aveva persuaso alla fine anche i più scettici in materia di cerne[126]. Quivi i reggimenti stanziali erano assai di frequente rincalzati con uomini tratti dai reggimenti provinciali, cioè dalle milizie paesane piemontesi, e mercè tale incorporamento periodico, replicato a più riprese e quindi numeroso di elementi scelti del paese obbligati temporariamente alle armi, ben sicuri di far ritorno alle case al termine della ferma, il sistema di reclutamento dell'esercito subalpino aveva fatto un grande passo verso i metodi in fiore ai nostri giorni[127].
In queste buone predisposizioni ed in queste analogie organiche, i novatori di cui sopra scorgevano da ultimo un indizio benaugurante per la propria tesi.
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Adunque, nel maggio dell'anno 1794, dietro istanza del brigadiere Stràtico—il miglior campione del partito conservatore militare veneto del tempo—il Savio di Terraferma alla Scrittura Antonio Zen emanò un decreto con il quale si prescriveva, «di effettuare l'estrazione tra le cerne dell'Istria e la _coscrizione tra le craine della Dalmazia, di un competente numero di individui per essere imbarcati ed inoltrati al Lido per rinforzo occorrente ai soldati di Terraferma»[128].
L'obbligo alle armi dei sorteggiati doveva essere di un biennio, i compensi di 2 ducati a titolo di donativo da corrispondersi all'atto del loro innesto nella milizia regolata, la paga eguale in tutto e per tutto a quella dei soldati di mestiere, cioè a 31 lire venete nominali.
In questo modo, nel maggio dell'anno sopra ricordato, si ingaggiarono sull'altra sponda dell'Adriatico 500 reclute, e cioè 125 nell'Istria Veneta e 375 nella Dalmazia, sorteggiate rispettivamente e proporzionatamente sopra un contingente di 525 uomini atti alle armi della prima provincia e 1375 nella seconda. Il mese successivo si levarono altre 450 reclute tra le cerne di Terraferma e nell'agosto altrettante in Dalmazia: in complesso 1400 uomini in 4 mesi. Erano esenti da questa prestazione i comuni della Bresciana, per l'antico privilegio loro di servire con la gente solo nell'interno della terra, sicchè quelle cerne si incorporarono nei presidi della provincia e più precisamente nelle due compagnie dei fanti italiani di presidio in Orzinovi.