Pure, in mezzo a tanta dissoluzione, si rileva dai documenti la nota semplice ed ingenua, cioè l'offerta fatta da taluni abitanti dell'estuario veneziano di crescere, comunque, con le loro vecchie e logore armi il deposito dell'Arsenale. Erano i cittadini di Burano che in tali frangenti facevano omaggio al Principe di 20 schiopponi e di 25 schioppi da brazzo, «(braccio) serventi alla cazza (caccia) dei volatili»[165].

La piccola e modesta profferta se lumeggia il patriottismo dei bravi Buranesi, rivela nondimeno la fatalità e la grandezza della rovina militare della Repubblica, e riflette ancora molta luce sul modo di intendere e di comprendere la guerra in quei tempi.

CAPO VII.

Il corpo degli ingegneri militari.

Quando nacque il corpo degli ingegneri militari veneti, esso legava il suo nome ad un'opera che può sembrare benaugurante anche oggigiorno. Nella primavera dell'anno 1771 il Capitanio del Golfo segnalava al Senato la necessità di ridurre in quarto il grande disegno topografico dell'Albania, e ciò per gli usi correnti e per conservarne copia nella Fiscal Camera delle Bocche di Cattato.

Il lavoro fu commesso dal Savio alla Scrittura al tenente colonnello Lorgna, e questi l'affidò a sua volta ai migliori allievi del Collegio Militare di Verona destinati ad uscire in quell'anno alfieri nel nuovissimo corpo degli ingegneri militari; così quei giovani uscirono dall'ombra delle scure torri scaligere al sole di una vagheggiata vita di operosità e di studi guerreschi, con la visione davanti agli occhi di quella grande provincia sulla quale, in altri tempi, si era largamente e fortemente diffuso il nome e la gloria di Venezia.

La decisione di istituire un corpo di ingegneri militari giungeva infatti in buon punto. Si poteva beneficiare delle tradizioni e della pratica compiuta altrove, specie in Francia, dai corpi analoghi; costituire un prezioso ausilio per l'esercito veneto, oltre che quale organo tecnico anche come istituto direttivo, uniformandosi ai còmpiti che gli altri corpi del genio militare esercitavano altrove disimpegnando gli affici inerenti al servizio di stato maggiore [166].

Ma non basta. Il novello corpo del genio militare veneto avrebbe potuto rendere grandi servigi anche nelle relazioni civili. Infatti le condizioni speciali del suolo della Repubblica, il regime delle sue acque costiere e rivierasche, la lotta continua e tenace sempre impegnata con queste affine di conservare igienico e fruttifero il suolo, portuosi gli scali, facili e spedite le vie fluviali di transito ed i canali navigabili, avrebbero offerto una inesauribile materia di attività e di lavoro fecondo agli ingegneri militari veneti, una auspicata occasione insomma per bene meritare del pubblico benessere.

Ma l'occasione desiderata di creare un cosiffatto strumento, utile insieme all'esercito e dallo Stato, mancò per l'ignavia degli uomini e per l'indifferenza dei tempi. Rimase solamente traccia del buon proposito, della sua pratica assai tardiva, e, come simbolo, il prestigio del nome di un illustre ufficiale degli ingegneri militari veneti che, da solo, bastò alla deficienza di tutti gli altri. Tale fu il brigadiere Giovanni Mario Lorgna [167]—più volte ricordato—la cui sfera d'attività va indivisibilmente congiunta a quella di Bernardino Zendrini [168], il celebre matematico della Repubblica che studiò e costrusse Murazzi, ed a quella degli ingegneri idraulici che sistemarono l'alveo del Brenta ed il suo Taglio Nuovissimo.[169]

Ma la fama militare del brigadiere degli ingegneri Lorgna va sopratutto collegata alla pratica degli insegnamenti da lui professati per sette lustri nella scuola d'applicazione di artiglieria e genio della Serenissima in Verona, agli studi sull'impiego delle mine, sul miglior rendimento degli esplosivi e sul tracciamento delle gallerie, a qualche restauro ed ampliamento nelle fortezze di Mantova, di Legnago e di Peschiera, ai rilievi topografici da lui intrapresi nel territorio irriguo del Polesine, con il concorso dei suoi allievi, con la cooperazione di Giacomo Nani e con l'aiuto delle tavolette pretoriane commissionate, per iniziativa del Lorgna medesimo, in Inghilterra[170].