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Il magistrato all'artiglieria aveva giurisdizione sull'Arsenale insieme agli altri colleghi[158], ma l'opera sua si esplicava più particolarmente rispetto al reggimento all'Arsenal, mentre quella del sopraintendente, o del brigadiere dell'arma, si riferiva in modo speciale al reggimento artiglieria.

Quel magistrato teneva infatti i ruoli dei «fonditori, carreri, fabbri, tornitori ed altri uffiziali unicamente dipendenti da esso», aveva in consegna i parchi dei cannoni di bronzo e di ferro, le munizioni, le bombe, gli apprestamenti d'ogni genere ed i salnitri. Funzionava adunque, sotto questo punto di vista, da ufficio burocratico ed amministrativo; còmpito non lieve nè facile quando si pensi allo svariatissimo numero di bocche da fuoco che la Repubblica manteneva ancora in servizio alla sua caduta, claudicanti sui letti che invano attendevano l'opera riparatrice e rinnovatrice della ditta mercantile Spazziani. Erano 24 modelli diversi di cannoni, tra bronzo e ferro, 5 di falconetti, 6 di colubrine, 4 di petrieri, 13 di mortaj, 3 di obusieri, 3 di obizzi; senza contare le artiglierie di minor calibro e le speciali, come gli aspidi, i passavolanti, i saltamartini, i trabucchi, le spingarde, gli organetti ed i mortaretti per la prova delle polveri[159].

Ma il peggior lavoro da Sisifo in questa decadenza delle armi veneziane si era per certo quello di resistere alle continue insidie che si tendevano al Deposito intangibile, di cui il magistrato all'artiglieria era responsabile coma prima autorità tecnica del reggimento all'Arsenale. Questo deposito era costituito da una cospicua raccolta d'armi d'ogni fatta, composte in alquante sale dell'Arsenale medesimo, «le cui pareti erano tutte maestrevolmente guernite, dall'alto al basso, di loriche, di elmi, di spade, di archibugi e di altri militari strumenti. Alcuni di questi saloni forniti erano di armi per 25,000 soldati, tali altri per 30,000, tali altri ancora ne somministravano fino a 40,000: e ve ne erano ancora altri per 25,000 o 30,000 galeotti. Le dette sale si vedevano ancora adorne con le imagini di molti ed illustri capitani»[160].

Il deposito intangibile, ampliato e riordinato nella parte moderna dal sopraintendente Patisson e nell'antica del maggiore Gasperoni[161], era così detto perchè ad esso non si doveva ricorrere salvo che al caso di estrema urgenza ed immediato pericolo di guerra, dappoichè agli usi correnti dell'armo o della neutralità dovevano sopperire altri depositi detti di consumo, pure stabiliti dentro la cinta dell'Arsenale con annesse riserve di cannoni e di munizioni.

Ora un organismo come il veneto della decadenza, il quale consumava senza produrre, doveva necessariamente intaccare il patrimonio del passato senza reintegrarlo in alcuna guisa, e mordere dentro l'eredità del deposito intangibile senza ricostituirla. Ed al magistrato all'artiglieria toccò di assistere a questa lenta morìa delle armi veneziane, registrandone a mano a mano i battiti decrescenti del polso, assistendo inoperoso ed inutile a questo sfasciarsi, grado a grado, di una potenza militare accumulata da secoli, la quale andava sgretolandosi come sotto le percosse monotone ed uniformi di un mare ondoso e profondo.

I registri del magistrato all'artiglieria rilevano tutto questo con impassibilità e precisione. Il deposito intangibile faceva così bancarotta, ed ogni fucile ed ogni spada che si toglieva da esso e non si rinnovava, sembrava una nuova e fiera rampogna all'ignavia della Serenissima.

Nel 1794 i presidi di Brescia, di Bergamo e di Verona, erano sprovvisti di schioppi per armare le cerne pur allora arruolate, le quali abbisognavano di 2300 fucili e di 66 moschetti da cavalletto. Il Reggimento all'Arsenal non potendo fare fronte alle richieste con le armi del deposito di consumo fu autorizzato, «a fare le relative pratiche», cioè «a far passare dal deposito intangibile a quello di consumo il numero dei fucili occorrenti, guarniti di bajonetta»[162].

Da quel punto la rovina non ebbe più ritegno. Nel 1796 il deposito di consumo—secondo scrisse il colonnello Molari del Reggimento Arsenale—si era ridotto a soli 360 fucili con bajonetta, a 199 senza, a 200 tromboni per uso delle navi, a 639 palossi di bordo ed a 359 palossetti; vale a dire a nulla o pressoché[163].

Il deposito intangibile era pure disceso a quel tempo a 24,084 fucili completi, a 7750 pistole poco atte al servizio e difettose di azzalini, a 1558 palossi e ad 89 moschettoni [164]. È bensì vero che si trovavano oltre a ciò sparse alla rinfusa nelle sale 20.966 canne da rimontarsi in fucili, 7455 lame da palosso, 2624 azzalini, 11,862 guardie da palosso, 3366 lame da palossetto e 2500 guardie corrispondenti; ma per adattare tutte quelle parti d'arme occorrevano tempo, fede e lavoro, e così come si trovavano potevano rassomigliarsi ai frantumi di una grande e meravigliosa nave sfasciata dalla tempesta.