Quale servizio prettamente tecnico, l'artiglieria faceva capo al Reggimento così detto all'Arsenal ed all'Arsenale medesimo; talchè le due branche dell'attività artiglieristica—il tattico ed il tecnico—trovavano nella pratica due enti destinati a rappresentarle, cioè il reggimento suddetto e quello all'artiglieria.
Dopo i grandiosi ampliamenti introdotti nell'Arsenale ai tempi dello splendore[151], l'aggiunta del braccio nuovissimo, del riparto delle galeazze e della casa del canevo, ossia la corderia (denominata comunemente la tana), la meravigliosa fabbrica dei veneziani era caduta prima in abbandono e poscia in completa rovina.
La stupenda officina delle armi e dei navigli veneti, verso la caduta della Serenissima si era quindi ridotta un'ombra di sè medesima, una bellezza stanca e disfatta dall'opera demolitrice degli anni, la cui fama richiamava ancora le genti a visitarla, ma più come un monumento delle passate età che come cosa viva. Così la visitò Giuseppe II nell'estate dell'anno 1769.
L'Arsenale conservava ancora a quel tempo oltre tre miglia di circuito, e tutto intero il giro delle sue muraglie guarnite di bertesche sulle quali, di continuo, vigilavano le sentinelle per preservare il cantiere da ogni funesto accidente, specie dal fuoco. Queste sentinelle erano in corrispondenza con una guardia centrale posta in mezzo all'Arsenale, con cui, ad ora ad ora, esse scambiavano alla voce il grido di all'erta per sapere se vegliassero.
Dalla sera all'alba un drappello di soldati—Oltremarini in massima parte—girava tutt'attorno al grande cantiere veneziano, ed anche questi solevano chiamare dal di fuori l'attenzione di quelli che vigilavano sull'alto delle mura, di guisa che l'incrocio delle voci delle scolte era continuo e persistente. Dei due maggiori ingressi dell'edifizio, quello detto da mare, d'onde entravano ed uscivano le navi, era guardato sempre da un buon nerbo di truppa disposto presso al ponte di legno. L'ingresso detto da terra, che si apriva sul Campo dell'Arsenal, era invece custodito da un altro manipolo di cannonieri e di schiavoni, i quali facevano la scolta sotto la grande porta del leone alato, sopra alla quale troneggia la statua di Santa Giustina.
Vicino alla porta da mare—segno manifesto della corruzione e della decadenza dei tempi—sorgeva una cantina o vascone che, «da tre bocche versava vino in gran copia per dissetare a pubbliche spese tutto quel popolo di operai[152], cresciuto tra l'ignavia universale e fatto baldanzoso dalle debolezze dei governanti. E gli arsenalotti, intorno all'anno 1775, ascendevano ancora a più di duemila, suddivisi in squadre comandate da appositi capi detti proti, sotto-proti o capi d'opera, tutti vestiti con abiti talari [153].
Al riparto delle fonderie e dei metallurgi sopravegliava ancora a quei tempi la dinastia degli Alberghetti, «membri della famiglia benemerita di antico servigio la quale aveva mai sempre prodotto uomini valenti nelle meccaniche ed inventori di nuove artiglierie»[154]. E tra questi operai tutti si reclutava il grosso del Reggimento Arsenal, più corporazione e confraternita del tipo degli antichi bombisti, che corpo regolarmente ordinato. A tale arte facevano pure capo i lavori di ristauro più delicati delle armi portatili, quali il rinnovo degli azzalini (acciarini), il calibramento delle canne e la trasformazione dei fucili dall'antico modello (1715) al nuovo, del campione Tartagna.
Al lavoro delle vele ed alla fattura dei cordami sottili attendevano le donne «le quali, a togliere ogni sorta di scandalo, albergavano in un luogo disgiunto affatto dagli uomini, custodite da altre donne attempate e di buona fama, e con la sopraintendenza di un ministro di età matura»[155].
Altri operai—pure ascritti al Reggimento Arsenal—si occupavano di «filar canape e formarne gomene, alla qual cosa era destinato un luogo che è bensì dentro il circuito dell'Arsenal, ma separato da esso in modo che con quello non abbia comunicazione veruna»[156]. Questa era la Tana sopranominata, laboratorio, deposito di cànapi e magazzino di legname da lavoro e di altri attrezzi marinareschi, governato dagli appositi visdomini, o sottointendenti.
Era questa Tana un vasto locale lungo 400 pertiche, governato di un magistrato apposito, e non lungi da esso si ergeva il real naviglio del Bucintoro, che una volta all'anno, la vigilia dell'Ascensione, usciva fuori dell'Arsenale per far di sè bella mostra il dì seguente, «nel più bello di tutti gli spettacoli che si possano mai vedere in qualunque parte del mondo»[157].