Gli uomini delle tre righe erano disposti l'uno dietro all'altro alla distanza di un passo. Gli esercizi erano comandati alla voce o con il tocco del tamburo, e si dovevano eseguire all'ultima parola del comando che il campione doveva pronunciare breve e forte, oppure al termine del tocco seguendo l'esempio dei sottufficiali o dei campioni medesimi. Gli esercizi del reggimento erano preceduti dal riconoscimento, o formazione delle unità di manovra. Si pareggiavano allora le file, si eguagliava la forza delle compagnie, si suddividevano tra i riparti secondo l'ordine di precedenza gli ufficiali ed i sottufficiali i quali, fuori delle righe, attendevano in questo frattempo di prendere posto. La compagnia inquadrata perdeva da quel momento ogni personalità e tutta la truppa si ripartiva in tre divisioni, cioè il centro e le due ali. Tale formazione era pure la normale per il combattimento[248].

Ogni divisione era comandata da un capitano o da un sergente maggiore: si suddivideva in mezze divisioni, e queste ancora in plotoni di manovra.

Le evoluzioni principali consistevano nel raddoppiare le file e le righe, nel serrarle, nelle conversioni, nello spezzare la fronte, nel formare le colonne ed i quadrati, nelle contromarce e nei fuochi.

Per raddoppiare le file i soldati di ciascuna fila si spostavano lateralmente ed entravano nella distanza di circa un passo che intercedeva di solito tra uomo ed uomo. Quando il movimento doveva eseguirsi sulla destra si spostavano le file pari, se a sinistra si spostavano invece le disparì.

Le conversioni si effettuavano a perno fisso e per ottenere il necessario contatto facevasi assai spesso porre ai soldati le mani sui fianchi, alla costumanza tedesca. Le contromarce facevansi per righe e per file.

Per eseguire i fuochi si serravano le righe da petto a schiena, cioè si annullava l'ordinaria distanza di circa un passo che esisteva tra le righe medesime. V'erano fuochi così detti di riga, di mezze divisioni, di plotoni, da fermo e marciando, cioè alternandosi le righe nello sparare usufruendo all'uopo degli intervalli interposti. Contro la cavalleria si formava il quadrato, sia da fermo che in marcia, armando le baionette e sostenendo l'urto.

Il libro del maresciallo Schoulemburg trattava oltre a ciò del servizio territoriale, o di piazza, del modo di accampare e di accantonare un reggimento e le unità inferiori ad esso, di porlo in marcia con le misure di sicurezza e di scortare un convoglio. Però, stante l'esiguità delle forze disponibili e l'abbandono degli esercizi nei campi di manovra, queste pratiche non erano che semplici attestazioni teoriche. Invece—come si disse altrove—era assai deplorato il difetto di norme regolamentari circa l'imbarco e lo sbarco di truppe a piedi o a cavallo sui pubblici legni; operazioni di qualche frequenza nell'esercito della Repubblica specie dopo l'adozione dei turni di guarnigione[249].

Le evoluzioni della cavalleria erano più antiquate di quelle della fanteria e risalivano alla fine del XVII secolo, cioè a dire alla pratica del generale Stenau, altro capitano della Veneta Repubblica. Anche la cavalleria—come la fanteria—si ordinava su tre righe e la distanza tra queste era normalmente di cinque passi. Gli intervalli tra fila e fila erano tali che i cavalieri potevano introdursi liberamente in questi spazi senza toccarsi l'un l'altro.

Le evoluzioni consistevano nello sdoppiare e nel raddoppiare le file e le righe, con procedimenti analoghi a quelli risati dalle armi a piedi. Le conversioni—di 180 gradi—si eseguivano tanto a righe aperte che serrate: si adoperavano per cambiare diametralmente direzione di marcia e si compievano per divisioni, mozze divisioni, per file ed anche individualmente per ogni singolo cavaliere.

L'esercizio con le armi consisteva, per le corazze ed i croati, nel maneggio della spada, della sciabola e dei pistoloni da arcione; per i dragoni inoltre nell'uso del moschetto armato di baionetta. Le tendenze difensive diffuse nell'arma di cavalleria—a motivo della importanza crescente del combattimento a fuoco—avevano accentuato nella pratica degli esercizi l'impiego delle colonne vuote di dentro e dei quadrati. La prima di queste formazioni si assumeva dagli squadroni in colonna di divisione, «facendo che la testa stia ferma e che conversino le mezze divisioni delle altre, dimodochè rivolgano la fronte alla campagna», cioè verso il nemico[250]