Cameriere. Fulmineamente. Stava appunto per uscire... (Conduce Monsignore verso la tenda dell'alcova).

Monsignore, guarda nell'interno dell'alcova, col volto compunto. Fiat voluntas tua. (Alza gli occhi e ferma lo sguardo sopra un grande ritratto appeso alla parete). Ma... ma... Io sono ancora un po' nuovo della parrocchia e dei parrocchiani... dite un po'.... quel ritratto... chi è quella donna? (Gli occhi gli si fanno quasi allucinati).

Cameriere. Quel ritratto... è quello... della signora Marchesa, la sposa del mio povero Padrone, morta venticinque anni fa...

Monsignore, sbigottito. Morta?! Venticinque anni fa?! Ma voi impazzite! Se è quella stessa che mi ha parlato oggi, a mezzogiorno, sulla porta della chiesa! (Guarda ancora il ritratto). Sì, lei; è lei, vi dico! Quella che mi ha accompagnato fino al Palazzo e poi è scomparsa.

Cameriere, con grande gravità. Spero che Monsignore non vorrà dubitare della parola d'un vecchio che è da quasi cinquant'anni al servizio di questa Nobile Casa e che è incaricato di cambiare quei fiori tre volte al giorno.

Sipario

PAOLO BUZZI

LA COMETA

Camera da letto modesta. Libri. Fotografie. Scrittoio con lampada. Una finestra spalancata. Giorgio, il poeta, è coricato, la faccia arsa dalla febbre. Porta a sinistra.

Medico, andandosene. Grave assai. Febbre altissima. La notte sarà afosa e potrà influire sul rialzo della temperatura. Veda di farlo assistere anche da qualche altra persona, queste ore.