Marchese, facendo sedere il Prelato e pure sedendo. Voce un po' turbata. È molto strano, però, che vi abbiano chiamato qui in modo così misterioso. Penso se la cosa fosse accaduta in un altro giorno del mese...
Monsignore. Di burloni, d'ogni sesso, ve ne sono in tutti i giorni dell'anno, Marchese....
Marchese, sempre più turbato. Ma no, vi dico: vedete? Io sto benissimo. Pure... vi confesso... da qualche tempo sono inquieto sullo stato dell'anima mia. E, vi dico la verità, Monsignore, che avevo già pensato io stesso di mandarvi a chiamare un momento o l'altro. Ora, già che ci siete, in questa casa, lasciamo da parte l'incidente bizzarro che vi ha fatto capitare qui a mia insaputa: e, se volete, parliamo pure della mia coscienza...
Monsignore. Sentite, Marchese. Io ero uscito di chiesa per recarmi a visitare un altro ammalato, ma veramente grave, quello. Non potrei disporre di molto tempo ora. Vi dò, quindi, appuntamento in chiesa, per stasera alle diciannove, terzo confessionale di sinistra per chi entra. Sarà molto meglio. La chiesa, di sera, aiuta la coscienza a liberarsi... (Si alza per accommiatarsi). I miei rispetti ed a ben vederla, caro signor Marchese!
(Il Marchese, soddisfatto, lo accompagna con grande effusione alla porta dello studio).
Marchese. Grazie, Monsignore. A questa sera. Senza fallo.
Sipario
Atto 3º
La camera da letto del Marchese. Un'alcova coperta. Ritratti grandi e piccoli, ad olio, per tutte le pareti. Uno, più grande, ha un mazzo di fiori davanti.
Monsignore, entrando commosso e concitato col cameriere. Ma è impossibile! Doveva venire da me alle diciannove! L'ho atteso. Poi mi sono deciso a tornar qui. Morto!