Il corteo carnevalesco era trasformato in un quasi-funerale. Le barche seguivano ora il busto femminilmente rientrante dell'isola coricata. Un grosso buco di roccia spruzzò come un sifone contro Ladolce.

Passiamo in fila davanti a Punta Carena, Fortino Don Peppe, Fortino Don Paolo, Fortino della Guardia. Davanti alla bellissima Punta Ciuk Camillo, rivestita di ulivi e irta di cactus, le pancie voluminose e irruenti del mare minacciano un vero naufragio.

I marinai bestemmiano preoccupati. Onde a gnocchi enormi, convulsi, biancastri. Affollamento di schiume sibilanti, ironiche, contro gli ombelichi feriti delle rocce.

Ma duecento metri dopo il mare s'acquieta e vi nasce il profilo tranquillo, impassibile del Vesuvio e la Punta Campanella. Tutti si rialzano, a poco a poco. Sorrisi e chiacchierii nel sole svelato. Czi czi cicici di cicale sul pendio della riva. Pfoo, pfoo, pfaaaa, pfaa dell'acqua nei buchi.

Siamo sotto la nicchia vuota della Madonna che benedice l'entrata della Grotta Azzurra.

Il mare invernale ha succhiato la statua, vuotando la nicchia come un'ostrica.

IL CONGRESSO VII.

Quando penetrammo nella Grotta Azzurra essa era già quasi piena di barche, tutta rimbombante dei gridi dei barcaioli che per trovar posto rimescolavano brutalmente coi remi delle stupefacenti masse di turchesi. Subito Pietrachiara si mise a gridare;

— Il Presidente! bisogna nominare il presidente!

Poi, voltandosi a noi, con piccoli scatti freddolosi: