Werkopfen Pomponnette si alzò pesantemente con la sua ballante pancia imbrigliata da un costume lilla troppo stretto. Soffiava asmaticamente nel caldo aumentante della grotta diventata una specie di bagno turco. Il belletto gli colava giù per le grasse gote cascanti. Ma gli occhi azzurri erano intelligentissimi sotto le palpebre sciupate.

Pietrachiara spiegava a Castretta le qualità e i meriti dei diversi oratori. Gli annunciò che Werkopfen godeva di una grande autorità per la sua esperienza politica e le sue grandi aderenze internazionali. Poi, gridò:

— Ti permettiamo di parlare seduto, Pomponnette.

Werkopfen, seduto a poppa della sua barca cominciò con un getto lento e largo di oratore provetto.

— Prima di trattare le questioni importantissime della pace necessaria, del disarmo universale, della lega delle intelligenze pure, della musica pacificatrice, della Santa lentezza e della nostra unica regina: la Bellezza, credo necessario risolvere altri problemi meno importanti ma pieni di insidie e urgenti. Parlo dei problemi del sonno e dell'amore a Capri. La nostra isola sacra è infestata dalle zanzare, cotta da un sole tropicale. Non è assolutamente possibile dormire nè amare sotto una zanzariera.

Cohn, detto Frou-frou, magro e sbilenco, con grossi occhi bleu miopissimi e poveri peli biondicci qua e là disse con voce di capretto:

— Pomponnette non può dormire sotto una zanzariera perchè ha un'amante troppo grassa.

— Taci, spudorato... gridò Pietrachiara. — Frou-frou è un invidioso. Non sa che fare interpellanze.

Pomponnette riprese:

— Bisogna dunque che la graziosa assemblea liberi l'isola dell'amore dalle zanzare e dal caldo eccessivo. Non dimentichiamo le mosche, troppo feconde, porcaccione e interventiste. Dopo una giornata passata sotto le mazze accanite di quell'implacabile bruto che si chiama il sole, le zanzare vengono a guastarci coi loro violini scordati le molli carezze della luna.