— Credo opportuno metter da parte tutte le graziose questioni e i piccoli problemucci che la vezzosa assemblea ha, più che sfiorato, già sufficientemente accarezzato. So il ribrezzo e la nausea che assale ognuno di noi quando si parla dell'odiata guerra, dell'infame popolaccio interventista! Ma, turandoci le nari, dobbiamo entrare nella cloaca della conflagrazione perchè le nostre autorevoli e sottili intelligenze trovino e impongano finalmente una pace pulita ai popoli che diguazzano in tanta sporcizia sanguinosa.
Il mio adorato amico Ricard domanda per mio tramite all'assemblea il piacere di esporre un onorabile programma di disarmo antifemminile, antimoderno, per il trionfo definitivo dei nostri sessi soavissimi. Prego l'assemblea di ascoltarlo in silenzio e di passare poi senz'altro al voto. Vi prevengo, amici carissimi, che approvo incondizionatamente le idee del mio adorato amico Ricard.
Tutti approvarono, eccettuato Pietrachiara che disse:
— Veramente Ricard non mi pare il più indicato, avrei preferito Markoff!
— No. No. Mia cara Pietrachiara, credimi, hai torto: se insisti vuol dire che non mi vuoi proprio bene! Già, l'ho notato, da qualche tempo tu non mi vuoi più bene!
— Oh! mio caro De Ritten, come puoi dirlo? — rispose Pietrachiara — come puoi pensarlo? Io sono il tuo amico fedele. Sono con te. Tutto ciò che fai è ben fatto.
Poi, acutizzando subito la sua voce:
— Parli Ricard! La parola a Ricard! Silenzio! Sarà un bellissimo discorso!
Sciacquio. Flic-flac. Tonfi di remi. Vibrazione intensissima di riflessi azzurri. Tutti i congressisti tacquero seduti, attenti, composti nelle barche. Ricard si alzò: faccia tonda, occhi azzurri teneri, bocca d'angioletto, languido, grassoccio, piccolo in maglia viola, braccia femminili benedicenti e vescovili, mani grassoccie, tornite, che molleggiano, accarezzano e ricadono sotto il peso degli anelli. Ladolce, prolissamente sdraiato, come una ninfa alla fontana, lo fissava attraverso l'occhialetto d'oro nel silenzio generale.