— Macchè aiuto! — gridava Rosa Stellina. — Abbasso la concorrenza sleale!
I più agili fuggirono su per la montagna! Ma i più grassi furono sopraffatti a terra sotto i pugni e gli schiaffi delle donne inferocite.
Werkopfen, quasi svenuto, subiva come un materasso la pressione irruente e le unghie della forte bolognese Maria Tamburello e della nervosissima scattante e mordente Vera Argentina.
Markoff girava come un rullo da spianar le strade, sotto le spinte e i calci allegri di Fanfrellicche che seminuda trascinava la sua toilette a brandelli aizzando le compagne:
— Sara! Maria! Vera! presto, venite quì! Bisogna buttarlo giù nel mare, questo porcone! Com'è buffo! Venite! Venite! Venite!
Markoff guaiva:
— Per carità! Lasciatemi! Volete del denaro? Vi darò tutto quel che volete! Pietà! Pietà!
Ma Mimì Cocò e Mirandolina, più ubbriache delle altre, gli si slanciarono sopra;
— La tua vita! La tua pelle vogliamo! Vogliamo farti la pelle porcone!...
Noi avevamo pensato di fare una burla atrocemente futurista e una dimostrazione antipassatista. Ma il vino di Capri aveva impazzito le donne. La commedia diventava tragica. Markoff rotolante non era più che a tre metri dall'abisso. Ci slanciammo per impedire l'omicidio: