Domando ora cinque minuti di riposo, se mi si consentono, perchè ho abusato un po' della vostra pazienza e della mia voce, per continuare in questo mio esame.

L'On. Barzilai riprende quindi così:

Credo di avere dimostrato che la legge non tutela la innocenza delle ragazze.

Ferdinando Martini diceva che era ora che queste ragazze prendessero marito, non venissero a mendicare la tutela del codice per ciò che il legislatore non ha creduto fosse nel suo àmbito, e credo anche nei riguardi dei maggiorenni, che sono soltanto oggetto delle nostre indagini, il libro Mafarka di Marinetti si presenti come di nessun danno. Ma anzi ove si ammetta nella pedagogia, la utilità di una forma di educazione a base di sferzate, a base di revulsivi potenti, può anche darsi che questo libro possa stare in quella biblioteca scolastica educativa nella quale ho trovato un'ora fa il libro di Paolo Mantegazza. E allora dell'arte di questo signore e del suo futurismo si può dire quello che si vuole e che piace meglio.

Il futurismo c'entra in parte dei capi di imputazione perchè il protagonista appartiene a questa scuola, non c'entrerebbe per tutto il complesso dei programmi che furono pubblicati e propagandati nei giornali e nei teatri. È lecito essere sinceri anche a questo riguardo.

Noi certamente non pensiamo, egregio Marinetti, di distruggere le biblioteche e i musei, e non soltanto perchè questo nuoce al movimento dei forestieri. Crediamo che il presente sia figlio legittimo del passato; che la nostra psicologia è quella che sia perchè ha al disopra la storia che questo tentativo di svellere dal nostro animo il passato, distruggendolo nelle gallerie, nelle biblioteche, sia un tentativo che non risponde interamente ad una retta indagine dell'animo umano.

Si tratta, bene inteso, di incendî verbali, di distruzioni letterarie, ma anche sotto questo rispetto, all'arte di Marinetti io dico: andiamo adagio, perchè è vero che si dicono beati i paesi senza storia, ma anche è vero che qualche volta una parte delle nostre energie viene dai nostri ricordi, una parte delle nostre iniziative viene dalle nostre memorie, una parte della nostra forza di volontà viene dall'esempio. Ora, quando voi distruggete tutto questo, forse voi lasciereste i destini della patria in mano di una generazione la quale non so se riuscirebbe a far meglio di quella che è passata.

Io anche nei giorni passati ho visto dei giovani insorgere contro il pensiero di tutto ciò che rappresenta una incomodità: contro il duello, contro la guerra, contro lo sport, contro tutto quello che rappresenta uno sforzo ed un ardimento.

Ora noi siamo qualche volta in caso di rispondere a queste suadenti parole le quali invitano alla comodità e invitano alla distruzione dell'energia appunto in vista di un passato che noi possiamo rievocare. Ma certo nei concetti che il Marinetti trasfonde al suo protagonista vi è ancora una parte di giusto e di vero. Ed è per questo che noi, noi che dalle memorie e dai ricordi dobbiamo e possiamo trarre qualche cosa, assai spesso ci trasformiamo in uomini di contemplazione, in uomini i quali, paghi di avere un passato, lieti di avere degli avi, orgogliosi di avere una nobiltà o una fortuna dagli avi ereditate, non pensano a conquistarsela, non pensano, come il protagonista della leggenda medioevale, a farsi uno stemma, a farsi una gloria, a fare qualche cosa che non sia retaggio dei padri, ma il risultato dello sforzo dell'intelletto, dello spirito di sacrificio. Quindi nella esagerazione rivolta precisamente come essi dicono a far colpo, a fare impressione, a creare uno stato d'animo, un movimento di pensiero che sia auspice di una rivoluzione, certo che c'è una grande parte di vero. (Bene! Applausi fragorosi).

Ma anche se tutto è falso, tutto ciò non ci interessa, e poichè ho finito la prima parte del mio discorso con le parole di un poeta che ha avuto molte accuse e molti attacchi, e io che ho chiuso la prima parte del mio discorso rievocando quei versi, potrei adesso, avviandomi per il sentiero assai meno dilettoso di una più diretta interpretazione giuridica, dire al Marinetti che egli ha il diritto di dire come quel poeta: