La Tassa di filiatico e gli Istituti di allevamento della prole.

Liberate l'uomo e la donna dal rito passatista del matrimonio, lasciateli liberi di pensare, di agire e di liberamente procreare come i loro sensi e le loro volontà dettano, date anche alla donna l'indipendenza e il mezzo per decorosamente vivere, non esecrate la giovane colpevolmente incinta, anzi all'opposto rendetele onore perchè solo [pg!76] se è madre essa può degnamente chiamarsi donna, se è sterile essa è una femmina ignobile mercantessa di piacere; istituite una nuova tassa da pagarsi da tutti gli uomini abili a procreare, dai 18 ai 50 anni, tassa che potrà giustamente chiamarsi tassa di filiatico: coi proventi di questa imposta che renderà indubbiamente parecchi milioni (perchè nessuno ricuserà di pagare una somma annuale anche elevata sapendo che egli è completamente libero di amare a suo piacimento, senza il torturante assillo delle conseguenze dei suoi atti, sapendo che con tale piccolo sacrificio pecuniario resta liberato dalle noie della famiglia e dei figli) fondate in tutte le città degli Istituti Governativi di allevamento e di educazione della prole, eguagliate, abolite la differenza morale tra il figlio bastardo e il figlio legale, evitate la miseria delle famiglie con prole numerosa, abolite i postriboli che infestano indecorosamente le vostre città; non lasciate sprecare inutilmente l'umore fecondante del maschio in uteri sterili e putridi, fate che ogni goccia della sua vitalità sia germe di nuova vita per un suddito, per un soldato futuro, ed ecco che allo Stato non mancherà mai materiale umano per difenderlo, per sfruttare le sue ricchezze, ecc.

Nell'Istituto di allevamento e di educazione della prole, che dovrà essere gestione di Stato, le donne prossime ad aver figli saranno gratuitamente ricoverate, circondate dalle maggiori cure ed attenzioni ed il figlio loro, al quale sarà assegnato [pg!77] un numero progressivo di matricola, sarà ricoverato ed allevato con cure più che materne. Giunto in adeguata età si darà a lui una libera educazione senza pregiudizî di false religioni, curando essenzialmente la sua educazione fisica, si cercherà attentamente di scoprire le sue attitudini, le sue tendenze più spiccate, e si avvierà ad un'arte, ad una professione o ad un mestiere secondo la sua volontà e la sua capacità. Esso non dovrà avere alcuna riconoscenza, alcun obbligo di affetto nè verso l'Istituto, nè verso i genitori: non al primo perchè egli, appena ne avrà la capacità, pagherà allo stesso la sua tassa di filiatico, non ai secondi perchè non li conoscerà.

Quanti artisti, quanti innovatori, quanti genii fervidi e potenti ai quali d'umanità e le stupide convenzioni passatiste hanno impedito il prodursi e l'espandersi perchè questi avendo i genitori poveri hanno dovuto troncare gli studi per andare in età ancor giovine alle fumiganti officine, ai campi fertili per rendere come merce, come schiavi!....

L'Istituto poi oltre ai proventi che percepirà dal comune pagamento della tassa di filiatico, avrà anche facoltà di ricevere i lasciti ereditarî che genitori ricchi di figli ricoverati devolveranno allo Istituto, altamente utile e umanitario, perchè con essi provveda alle migliori comodità al miglior modo di educare ed allevare i giovani ad esso assegnati.

In questo modo avverrà la diminuzione delle [pg!78] grandi proprietà private, dei ricchi speculatori, accomunando le sostanze ed eguagliando equamente ogni singolo cittadino.

L'emancipazione della donna.

Alla donna poi non si dovrà dare una educazione diversa di quella che si dà all'uomo, essa dovrà, come lui, avere una cultura o un impiego, sempre secondo la sua volontà, le sue tendenze, le sue aspirazioni, che le permetta di agiatamente vivere senza che ella abbia a gravare sull'uomo, e l'Istituto di allevamento, oltre ad uno speciale compenso fisso che darà alla donna che ricoverata in istato interessante avrà figli sani, sarà anche tenuto ad indennizzarla per le giornate di lavoro o d'impiego perdute durante il corso della malattia e la convalescenza, con l'obbligo da parte del principale di riaccettare l'impiegata o l'operaia da lui dipendente non appena essa sarà in grado di nuovamente e bene attendere alle sue mansioni.

In tal modo non vi saranno più povere donne che scoraggiate per l'abbandono e l'abiezione in cui la ignorante società passatista le getta perchè un momentaneo impulso di esuberante giovinezza ha fatto loro perdere ciò che chiamasi l'onore, si dànno alla prostituzione, rendendosi vili schiave di drudi laidi, schiave delle voglie sensuali di uomini che, se pienamente scusabili ora non lo sarebbero certamente se la teoria nostra fosse concretata, sperdono inutilmente le [pg!79] loro forze vitali senza proficuità alcuna; non vi saranno più femmine che si sposano coll'illusione di poter campare alle spalle di un qualunque minchione «che di lor si carca» e che invece fanno della compassionevole miseria resa ancor più triste e dolorosa quando a completare lo straziante quadro s'aggiungon altri piccoli esseri umani innocenti che crescono ignoranti e brutali e che, lasciati in continuo abbandono da genitori più disgraziati che colpevoli, il più delle volte nell'impossibilità materiale di curare la loro educazione, s'aggiungono allo stuolo, non esiguo certo, dei teppisti da strada, dei malviventi, fannulloni, ecc.

Se i moderni legislatori invece di perdere del prezioso tempo in inutili diatribe su puerili questioni personali o in facili discorsi, recipienti di vento ricolmi di vacue parole inconcludenti, su ridicole limitazioni di consumi e di orari, s'occupassero della miseria incipiente e del pauperismo doloroso in cui versa il proletariato mondiale, vedrebbero ad esuberanza l'utilità, la praticità e l'umanità della nostra proposta.